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Michael Taylor: “Dio invisibile si rende visibile attraverso la sua creazione”

Il professor Michael Taylor è stato uno dei vincitori della V Edizione dei premi ‘Razón Abierta’ in un Congresso dell’Università Francisco de Vitoria, insieme alla Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. «Difendere la natura è difendere la dignità dell’essere umano», dice Taylor, che cita san Paolo: «L’invisibile di Dio diventa visibile attraverso la creazione del mondo».

Francisco Otamendi·12 de septiembre de 2022·Tiempo de lectura: 9 minutos
Michael Taylor

Testo originale del articolo in spagnolo qui

Michael Taylor

L’ Università Francisco de Vitoria y la Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, in occasione della IV e V edizione del quinto congresso di Razón Abierta, in cui docenti e ricercatori universitari di Stati Uniti, Regno Unito e Spagna hanno riflettuto su ‘L’uomo nella scienza contemporanea’, come atto finale qualche giorno fa hanno consegnato i consueti riconoscimenti.

Lo scopo del congresso è stato l’approfondimento delle vedute a proposito di una realtà che indirizzi la scienza sulla via del rispetto e del servizio all’uomo e al mondo. L’obbiettivo è stato quello di promuovere il dialogo dei ricercatori e dei docenti universitari con la filosofia e la teologia partendo dalla propria conoscenza scientifica, come il rettore dell’Università Francisco de Vitoria, Daniel Sada, ha messo in evidenza alla cerimonia di premiazione.

Per una di quelle coincidenze che accadono nella vita, la manifestazione si è svolta nel settimo anniversario dell’Enciclica di papa Francesco sulla cura del creato, a metà della Settimana Laudato Si’ 2022, che si è svolta dal 22 al 29 maggio.

Durante tutte le cinque edizioni dei premi, l’Istituto Razón Abierta condotto dal vicerettore signora María Lacalle, ha ricevuto opere da tutto il mondo e vi hanno partecipato professori universitari, cattolici e no.
Tra i premiati delle prime edizioni troviamo professori dell’Università di Oxford, della Università Australe, e di molte altre: Notre Dame, Navarra, Siviglia, La Sabana, Loyola Chicago, Università Campus Bio-Médico di Roma, ecc.

Michael Taylor, dell’Istituto di Filosofia Edith Stein e dell’Istituto Internazionale Laudato Si, è uno dei premiati di questa edizione.
Taylor è anche Professore Invitato presso il Thomas More College of Liberal Arts di Merrimack, NH, ed è laureato in filosofia, bioetica, biologia e studi ambientali.
Una delle sue opere più note è ‘The Foundations of Nature: Metaphysics of Gift for an Integral Ecological Ethic (Fondamenti della natura: metafisica del dono per un’etica ecologica integrale)» della quale abbiamo parlato nella conversazione.

Professore, può commentare qualcuna delle idee che ha espresso durante la conferenza? Nello specifico, durante lo svolgimento della tavola rotonda sulla meraviglia del mondo.

― Abbiamo iniziato a parlare di meraviglia e realtà, dell’importanza che lo stupore ha per aiutare la comprensione della realtà con la ragione stessa, e il loro rapporto, cioè nel constatare che la realtà ci supera.
L’aprirsi all’esperienza del meravigliarsi e l’approfondimento di questo aspetto ci aiuta ad essere intellettualmente umili. L’umiltà intellettuale non consiste nel pensare che non si possa capire il mistero, e di conseguenza si mantenga l’atteggiamento intellettuale di sapere che non comprendiamo e che siamo in una situazione di ignoranza; ma piuttosto, seguendo san Tommaso, umiltà intellettuale significa confidare di poter comprendere la realtà, confidare nei sensi, confidare di poter conoscere la verità, ma allo stesso tempo sapere che non possiamo conoscerla in modo esaustivo.

Questo è il grande errore della mentalità scientista che accompagna la modernità. Pensiamo che se dopo tutto qualcosa non possiamo capirlo, non è reale, o se la ragione non può coglierlo, non è reale; è questo l’orgoglio intellettuale che non vuole accettare i limiti della ragione.

Quando si parla di limiti della ragione, se c’è un limite, significa che c’è qualcosa al di là di essa; dunque considerando quella realtà dobbiamo adattarvi il nostro atteggiamento, la nostra ricerca di conoscenza,
Ci sono cose che possiamo sapere con una certa certezza, empiricamente, e altre che possiamo conoscere con la ragione, ma non scientificamente; ci aiutano in questo la filosofia e la ragione umana.

Ci sono anche cose che possiamo sapere solo tramite la Rivelazione. Per queste noi applichiamo la ragione attraverso la teologia. Questo è stato un grande punto, come quando la meraviglia ci apre all’intero panorama di poter ottenere la guarigione della ragione umana, che oggi è molto maltrattata. Del resto, come dice Platone, lo stupore è l’inizio della filosofia. Aveva ragione. È anche una delle prime esperienze dei bambini, e Cristo ci dice che dobbiamo diventare come bambini. Non possiamo fare a meno di apprezzarlo.

In che consiste la metafisica del dono di cui lei ha scritto, e che ha esposto al congresso?

― La metafisica del dono non è una mia invenzione, ma segue tutta la tradizione cattolica, aristotelica, tomista, e si sviluppa con san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, perché nemmeno Tommaso ha detto tutto.
Però si sviluppa a partire dalle sue idee, che sono molto chiare.
Quanto alla metafisica del dono, dobbiamo prima capire che ogni persona che vive nel mondo e prende decisioni sulla sua vita dimostra che sta applicando una metafisica propria, cioè semplicemente una sua concezione della realtà.
Per contro, una cosa che piace fare al mondo moderno è negare la metafisica, perché la metafisica tratta dell’immateriale.  Dunque, poiché il mondo moderno è materialista, non vuole parlarne, e dice che la metafisica non esiste. Ed è per questo che la metafisica non si studia.

Anche questo è metafisica. in sé molto negativa, però dà un’idea di come stanno le cose, è una realtà. Ai nostri giorni c’è molta cecità.
La metafisica del dono la chiamiamo così, e io non sono il primo a farlo. Un dono ci apre alla gratitudine, all’umiltà, all’esperienza, al sapere che non siamo autosufficienti, ad essere aperti a ciò che ci viene dall’esterno. E questo è molto importante, perché ci spinge a cercare chi lo offre, cioè il donatore, che in ultima analisi è Dio.  Quindi anche i non credenti possono accedere a queste idee solo seguendo la ragione e la filosofia, e decidere se credere o meno.

Lei dice che un dono ci apre alla gratitudine, all’umiltà e ci spinge a cercare il donatore, E ha fatto riferimento al dono dell’esistenza.

– Il dono, nella metafisica di san Tommaso, fa riferimento anche al dono dell’esistenza, e questo fu il suo grande contributo alla filosofia e alla metafisica antiche, perché né Aristotele né Platone avevano un concetto molto chiaro dell’atto dell’essere.

 Per entrambi le cose erano eterne, le forme erano eterne, l’essenza era portata dentro la forma. Ma quello che san Tommaso spiega è che la forma, che agisce sulla materia, è anche passiva rispetto al dono dell’esistenza, all’atto dell’essere. Questo atto dell’essere è ciò che mantiene tutto nell’esistenza, è il dono di Dio, cioè la creazione.

La creazione non è qualcosa che è accaduto in un passato molto lontano, ma sta ancóra accadendo. Descrive una relazione per tutte le cose e per tutti noi, che non siamo la fonte della nostra stessa esistenza.
E solo in Dio che l’essenza corrisponde con l’esistenza. 

Dio è la sua stessa esistenza, che è eterna. E in questo senso noi filosofi non diciamo che Dio esiste, ma che è. Dio è l’esistenza stessa, mentre tutto il creato esiste grazie a Lui.

La metafisica del dono parte da questa idea, ma si vede anche in tutte le cose, perché ogni effetto mostra i segni e le caratteristiche della sua causa. Nella intera creazione si tocca tutta la bontà, la bellezza e la razionalità della sorgente, che è Dio, e anche la sua essenza relazionale; e qui mi riferisco all’ontologia trinitaria, tre Persone in una. 

Si vedete nell’ecologia, nella catena alimentare (rete della nutrizione) nel modo in cui tutte le cose sono correlate, nel modo in cui animali e piante si decompongono per creare la prossima generazione.
E come tutte queste cose, ci appaiono come verità, come buone e belle.

Altro punto importante: allo sguardo tipico della scienza, le cose non appaiono come verità, buone e belle, in senso profondo, in senso cattolico, ma la scienza rende tutto neutro; il che è falso, perché tutto ciò che è creato è buono per l’esistenza, anche una zanzara, e questo è un principio metafisico. Questo è qualcosa che dobbiamo recuperare.

Il mondo naturale non è una macchina. Non si possono semplicemente scambiare i pezzi, la natura si deve trattare in un altro modo.

Michael Taylor

Lei propone anche un’etica ecologica, contro una visione dominante del mondo naturale segnata da una visione meccanicistica… È corretto?

– Proprio così. Il mondo moderno è basato sullo scientismo, che è cosa diversa dalla scienza, cioè dalla ricerca della verità con il metodo empirico. Se assolutizzi questo metodo, finisci nello scientismo, finisci per interpretare tutta la natura come se fosse una macchina. E questo è molto semplice da fare, molto naturale, e le analogie ci possono aiutare. Ma la metafisica del mondo moderno è fatta così, tratta il naturale come se fosse una macchina.

La scienza moderna è un metodo che serve per imparare a manipolare le cose, ed è così che a volte trattiamo la natura, ignorando il loro telos; ne ignoriamo la dignità, lo stesso fine che Dio dà nella loro essenza, nel senso che ogni cosa esiste perché sta ricevendo da Dio il dono dell’esistenza, e questo dovrebbe almeno farci pensare.
Non dico che sia sbagliato mangiare la carne di un animale, ma dobbiamo almeno mostrare gratitudine e capire che per noi è un dono. Dio voleva che vivesse, ma voleva anche che ci aiutasse a portare avanti la nostra vita.

A volte l’etica ecologica tratta le cose in questo senso. Bene, se hai intenzione di contaminare un’area, significa che devi risanarne o preservarne un’altra, e questo basta.
Sono stato sorpreso di vedere che oggi si dica che le compagnie aeree non producono anidride carbonica, perché pagano una tassa per bilanciare l’equazione. Non funziona così. Il mondo naturale non è una macchina e non si possono semplicemente scambiare i pezzi. La natura si deve trattare in modo diverso.

Lei parla anche di difendere la dignità della natura che, se non abbiamo capito male, è difendere la dignità dell’essere umano.

– Ecco come stanno le cose. Dalla metafisica si comprende che tutto ciò che è stato creato ha una sua dignità propria, secondo la sua essenza. Un sasso non è uguale a un uccello, ma entrambi sono buoni, in quanto esistono, e sono tutti amati da Dio.
Molte volte capisco che, nella situazione attuale, gli animalisti, per esempio, vogliono che si pensi agli animali come fossero esseri umani e affermano che non dobbiamo maltrattarli. Ma allo stesso tempo sono abortisti. Vediamo, hanno tutti la stessa dignità o no? O come stanno le cose? Penso che la difesa della vita, la difesa della dignità della persona, sia assolutamente essenziale, e che non ci si debba opporre a che la dignità della natura e degli animali sia difesa.

È molto interessante capire che, quando in Polonia lottavano contro il marxismo, dicevano che non c’è bisogno di un nemico per affermare il valore della persona e i valori del Vangelo. Mentre il marxismo si, il marxismo ne aveva bisogno. Doveva attaccare un nemico per giustificare la sua esistenza e la sua lotta.

Lo stesso accade con la difesa della dignità dell’essere umano. Questo si vede bene negli scritti stessi di Giovanni Paolo II. Cronologicamente, egli ha parlato molto della dignità dell’essere umano. Fu infatti uno dei principali fondatori del personalismo, che si batteva contro il marxismo. Ma due mesi dopo la caduta del muro di Berlino, il 1° gennaio 1990, egli comincia a parlare della dignità del creato. Ciò che accade è che la dignità dell’essere umano si fonda sulla dignità del creato, noi siamo creature. In questo senso parlo di difendere la dignità della natura, ponendo le basi per difendere la dignità dell’essere umano.

Viste le sue argomentazioni, parliamo un attimo dell’enciclica Laudato sï, di papa Francesco. Come riassumerebbe lei un paio di contributi di questa enciclica, ora che sono trascorsi sette anni dalla sua promulgazione? 

― La visione della quale sto parlando è anche presente nella Laudato Si’. Ci sono quelli che vogliono manipolare il documento, dire che si tratta solo di cambiamenti climatici, o essere attivisti, politici.
No. La visione di questa enciclica è molto profonda, riguarda la visione di cosa significa l’essere creato e quella della stessa creazione. Il primo atteggiamento non è quello di uscire in strada a protestare. Il primo atteggiamento è fermarsi, fare silenzio e contemplare la natura, contemplare la bellezza del creato e soprattutto della creazione di noi stessi.
Siamo noi il culmine della creazione, il che però non significa che possiamo fare quello che vogliamo, anzi questo ci dà una grande responsabilità. Questa è la visione che sta a fondamento dell’enciclica Laudato si’.

Il prossimo passo?

― Allora, quando si è in atteggiamento di preghiera, aperti a comprendere il dono della creazione attraverso la contemplazione, si può adoperare la virtù della prudenza, che ci aiuta a prendere decisioni concrete per vivere la nostra quotidianità.

Ovviamente, vivere una vita più semplice, che richieda meno risorse, è la conclusione ovvia. Viviamo in un mondo tecnocratico e siamo costantemente invitati a pensare che la felicità si trova nell’avere molte cose, nel fare molte cose, nel viaggiare in molti luoghi.
Ma la ricchezza della creazione che la Laudato si’ descrive, è che tutto ciò di cui abbiamo bisogno, tutto ciò che il cuore umano desidera, bontà, verità, bellezza, può essere trovato, e trovato meglio in una vita semplice che presta attenzione all’essenziale nella creazione. A chi non importa tanto di ciò che abbiamo o potremmo avere, a chi vive vicino alla terra.
È molto disumanizzante non sapere da dove viene il nostro cibo, dover mangiare cose sempre confezionate nella plastica, non vedere un albero o un uccello al suo posto naturale.

Ma questo è molto difficile per molte persone. C’è anche una rivalutazione del lavoro e dell’agricoltura, non un’agricoltura meccanicistica, moderna che usa i prodotti chimici per tutto, ma un’agricoltura più semplice, un po’ più popolare.
Credo che il mondo si renda conto che questa vita di villaggio, a contatto con la natura, ha un valore intrinseco che ci aiuta a vivere meglio, a comprendere meglio la nostra fede. Ciò che Paolo dice nella lettera ai Romani 1, 20 è che il Dio invisibile diventa visibile attraverso la sua creazione. Lì possiamo capire Dio.
Se viviamo in un mondo completamente manipolato dall’uomo, diventa difficile vedere Dio. Penso che sia necessario esserne tutti consapevoli.

Siamo noi il culmine della creazione. Il che non significa che possiamo fare quello che vogliamo, anzi questo fatto ci carica di una grande responsabilità. Ed è questa la visione che si basa sull’enciclica Laudato si’.
Michael Taylor

Concludiamo così questa suggestiva conversazione con il professor Michael Taylor, che continuerà in seguito.
Alla cerimonia di premiazione è intervenuto anche Pierluca Azzaro, Segretario Generale della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, ricordando che “questa collaborazione è iniziata sei anni fa, dopo la conclusione del Congresso ‘La preghiera, una forza che cambia il mondo’ che la Fondazione Ratzinger – Benedetto XVI ha celebrato all’UFV nel contesto della celebrazione del V Centenario della nascita di Santa Teresa”.

Omnes ha avuto come relatori nel 2021 due professori pluripremiati con i Premi annuali assegnati a Roma dalla Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI: l’australiano Tracey Rowland, Premio Ratzinger 2020, e il tedesco Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, Premio Ratzinger 2021.

El autorFrancisco Otamendi
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