Ecología integral

«Prendersi cura di chi ci circonda», è l’antidoto all’eutanasia, afferma Benigno Blanco

“Prenderci cura della vita di chi ci circonda, creare circoli concentrici di etica dell’attenzione, farci coinvolgere nella vita di chi ci sta vicino, riscoprendo il valore del sorriso, guardando tutti con occhi amorevoli”. Sono queste le ricette che Benigno Blanco, già presidente del ‘Foro de la Familia‘ ha lanciato nel CARF (Fondazione Centro Accademico Romano) prima della legge sull’eutanasia.

Rafael Miner·20 de abril de 2022·Tiempo de lectura: 3 minutos
eutanasia

Testo originale del articolo in spagnolo qui

“Empatia significa valorizzare la vita di chi ti circonda, con i malati, con gli anziani, con le donne incinte, con i disoccupati, anche con gli immigrati, con gli ucraini…

Siamo accoglienti? Dimostriamo con i fatti, con gli atteggiamenti, se necessario con il denaro, anche se non solo con quello, che teniamo alla vita degli altri? È così che si crea la cultura della vita.
Pertanto, se si vuole impicciarsi di governo e parlamento, ci sono ragioni per farlo, ad esempio per via della legge sull’eutanasia. Però piuttosto meglio fare qualcosa che sta nelle nostre possibilità rispetto alle persone che ci circondano. L’amore è la forza più grande».

Questo è stato il fulcro del messaggio dell’avvocato Benigno Blanco in un incontro di riflessione organizzato dalla Fondazione Centro Accademico Romano (CARF) e da Omnes pochi giorni fa.
Benigno Blanco ha una vasta esperienza in questioni sociali, è stato presidente del Forum spagnolo della famiglia, già presidente della Federazione Spagnola delle Famiglie Numerose e membro del comitato federale della Federazione Spagnola delle Associazioni Pro vita.

L’avvocato asturiano, forse ricordando i suoi trascorsi in politica, si è messo nei panni dei partecipanti all’incontro, e ha argomentato: «Non sono un medico, non sono un’infermiera, non ho un ospedale, non sono un ministro e neanche un parlamentare, quindi che posso fare?
Possiamo amare le persone che ci stanno intorno, questo è ciò che ci si aspetta da noi», si è risposto.

“Bando all’amarezza e alla disperazione, assumiamoci la responsabilità di fare tutto il bene che è nelle nostre mani, con i nostri comportamenti e con le persone che ci circondano, perché sommando i piccoli beni che ognuno di noi può fare, un giorno cesserà la cultura del morte che queste leggi facilitano.
 Le rivoluzioni del 21° secolo non saranno dall’alto verso il basso, saranno dal basso verso l’alto”.

“Siamo persone normali che, amando la verità e la libertà, e proponendo onestamente agli altri ciò che crediamo valga la pena, cambieremo questo mondo, se lo vogliamo. E io incoraggio tutti noi perché, se siamo responsabili, è possibile e facile farlo,”, ha concluso Benigno Blanco.

Pedagogia della vita, fare il bene

Prima ancóra, l’avvocato, che domenica scorsa a Madrid si è potuto veder partecipare alla marcia del Sì alla Vita, ha discusso dell’idea di partecipazione. «Sarebbe una cosa stupenda riuscire ad espandere questi cerchi concentrici di influenza oltre le persone che ci circondano, attraverso le associazioni, il web, raccontando esempi positivi, insegnando la pedagogia della vita, influenzando medici, operatori sanitari, ecc.,».

“Ma non soffermiamoci su quanto è brutto il mondo… Cercheremo di fare del bene intorno a noi, perché questo è efficace in termini storici, anche se non sappiamo come specificare quali effetti positivi abbia adesso o avrà nel futuro.
C’è una frase famosa nella cultura cristiana, ed è che il male si vince con la sovrabbondanza di bene. Se il male ti preoccupa, tu fai il bene. E questo è alla portata di tutti. 

“Recuperare il substrato umanistico”

Nella sua presentazione al CARF, intitolata ‘Autodistruzione sociale’, Benigno Blanco ha sottolineato che «l’essere umano è stato via via disumanizzato, riducendolo a una cosa», ed «è andata persa la consapevolezza del valore della vita. Il nascituro è un essere umano che merita rispetto”. E per quanto riguarda gli anziani, sembra che gli si dica: «costate troppo. Fateci il piacere di andarvene.»

Secondo lui, quello che è successo sono due cose in particolare: il reato che è diventato un diritto, e il comportamento delittuoso che è andato banalizzandosi, ed è visto come normale. 

In Belgio l’eutanasia è stata legalizzata nel 2002 ed è passata da 24 casi di morte a circa 2.000 nel 2015. E nei Paesi Bassi si sono già verificati 6.000 casi di eutanasia nel 2016. (quasi 7.000 nel 2020, cioè il 4% del totale dei decessi di tutto il Paese).
«C’è stato un effetto di slittamento», «un crollo morale», ecco perché la «difesa attiva della dignità umana», «il recupero della cultura della vita» sono ora una necessità.

Con quei “cerchi concentrici di persone che agiscono secondo l’etica dell’attenzione, con la consapevolezza che le cose utili sono responsabilità di tutti, e non solo di chi ha un problema, ricreeremo quel substrato umanistico che un giorno renderà possibile modificare leggi come quella dell’aborto o dell’eutanasia”, ha affermato il relatore dell’Assemblea, che ha fatto anche riferimento all’obiezione di coscienza.
In merito a questo la Conferenza Episcopale Spagnola ha appena pubblicato una Nota Dottrinale sull’obiezione di coscienza, che potete consultare qui.

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