Evangelización

Vanna Ceretta: “La strada per la trasparenza è lunga, ma ne stiamo già raccogliendo i frutti”

Vanna Ceretta è Tesoriera e Direttore dell’Ufficio Amministrativo della Diocesi di Padova, una comunità con più di un milione di fedeli e quasi 500 parrocchie. In questa intervista a Omnes per la serie Sostenibilità 5G, Vanna  assicura che “ascolto, condivisione, fraternità e trasparenza sono gli ingredienti fondamentali per essere coerenti con la missione della Chiesa e, allo stesso tempo, sostenerla”.

Diego Zalbidea·1 de febrero de 2022·Tiempo de lectura: 5 minutos

Vanna Ceretta è tesoriera e direttrice dell’Ufficio Amministrativo della  Diocesi di Padova. Vanna Ceretta ha 56 anni, donna laica, sposa e madre di tre figli, dopo aver lavorato per 18 anni nell’Ufficio missionario diocesano come coordinatrice, dal 2014 svolge mansioni di coordinamento nell’Ufficio amministrativo e dell’Economato della Diocesi di Padova e dal 2019 ne è diventata responsabile.

La diocesi di Padova, che conta più di un milione di fedeli, con quasi 500 parrocchie, dipende direttamente dal Vicariato per i beni temporali della Chiesa. 

Ha un budget per la sola diocesi di circa 10 milioni di euro. Nel 2020 sono stati spesi oltre 38 milioni di euro in attività di beneficenza locali e 48 milioni di euro in beneficenza con altre chiese. Tutto questo si evince dalle relazioni che sono state presentate anno dopo anno, un caso di esemplare trasparenza amministrativa 

Che cosa  rende le persone più generose e che  cosa le caratterizza?

–Vorrei rispondere con un’immagine che ci viene dal Vangelo. Gesù è a Betania: una donna versa sui piedi del maestro un profumo di nardo prezioso di incalcolabile valore, un gesto per i più considerato eccessivo, uno spreco. L’aroma invece invade la scena e si diffonde nell’ambiente. Ecco che questo gesto assolutamente inaudito ci mostra una generosità inaspettata, preziosa e gratuita. 

Allora cosa caratterizza la generosità delle persone? La loro gratuità nel dare, nell’offrire, senza secondi fini e senza cercare il proprio tornaconto. Ho in mente una coppia di miei amici, entrambi molto impegnati professionalmente e già genitori di tre bambini, che hanno accolto un adolescente nella loro casa. Questo ragazzo è diventato parte della loro famiglia, ha alterato le sue dinamiche interne, ha richiesto tutta l’attenzione e tutta energia che erano necessarie perché ricevesse quell’amore di cui aveva tanto bisogno per crescere. Non era necessario che questa coppia «versasse tutto l’olio del vaso di alabastro” (Mt 26,7) ma questo impegno di risorse ed energie ha fatto molto bene non solo a questa donna ma anche a me, alla mia famiglia e a tanti altri. 

Come possiamo aiutare i fedeli a impegnarsi nella missione e nel sostegno della Chiesa?

–Ascolto, condivisione, fraternità e trasparenza sono gli ingredienti fondamentali per essere coerenti con la missione della Chiesa e nello stesso tempo per sostenerla. In questi anni di servizio nella diocesi ho visto comunità che hanno messo al centro i più poveri e fragili e sono cresciute nella carità. Ho incontrato altri che hanno condiviso i loro risparmi con parrocchie in difficoltà. Ho conosciuto persone che hanno offerto e offrono gratuitamente la loro professionalità per risolvere i problemi che si presentano in parrocchia o per farsi carico con passione della gestione contabile.

Sono esempi di come, quando c’è un cammino di ascolto, quando la fraternità è condivisa e realmente vissuta, sostenuta dai valori preziosi della trasparenza e della fedeltà nell’amministrazione dei beni, la Chiesa si arricchisce e con essa la volontà di partecipare anche sul fronte della sostenibilità.

Ha avuto modo di verificare l’efficacia pastorale della trasparenza nella diocesi di Padova?

–Il percorso della trasparenza amministrativa è lungo e impegnativo, ma ne stiamo raccogliendo i frutti, sia in termini di credibilità che di consapevolezza del suo valore. All’inizio era difficile richiedere che si tenesse conto di tutto. Inoltre, molto spesso ci è stato detto che la carità non si riduce a una partita doppia (contabilità), ma dopo un lungo lavoro di ascolto e di dialogo è emersa la consapevolezza che la trasparenza sia un valore fondamentale – e non solo aggiunto- all’azione pastorale, soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo. 

È facile per una donna con la carica di “economo” dialogare e affrontare questioni economiche con i parroci?

–È il tipo di responsabilità, non l’essere maschio o femmina, che qualifica questo incarico.  Esercitare l’incarico di economo, di amministratore, significa soprattutto assumere una responsabilità che deve essere svolta con grande determinazione, ma che deve essere sempre accompagnata da una profonda spiritualità. Non ho avuto difficoltà a esercitare questo incarico come donna. 

Certo, sono sempre richieste una professionalità e una disponibilità continue, per accogliere, accompagnare, dare indicazioni, a volte anche dire di no.

Un libro che leggevo quando i miei figli erano piccoli si chiamava: “I no che aiutano a crescere”. Insegnava a riconoscere quando le situazioni di disagio siano create dalla semplice incapacità di dire di no e come il non saper negare o proibire qualcosa al momento giusto possa avere conseguenze negative in un rapporto tra genitori e figli, così come in ogni altra relazione in cui ci si ritrovi ad esercitare un ruolo di leadership

Decidere di dire: «no» genera sempre grande disappunto: alcune comunità mostrano di avere una mentalità ormai superata e manifestano un falso bisogno di nuovi edifici, maggiori spazi, nuove attività, mostrando un volto della Chiesa che viene da un passato che ha ancora profonde radici.


Quanto sono importanti le questioni finanziarie in una diocesi?

–Papa Francesco ci ricorda che non solo viviamo in un’epoca di cambiamento, ma in un tempo di vera trasformazione epocale segnata da una crisi antropologica e socio-ambientale generale. 

Questo tempo complesso ci costringe a prendere decisioni impegnative anche sul piano economico e immobiliare che cambieranno la storia della nostra Chiesa. I problemi che affrontiamo ogni giorno richiedono molte energie per trovare la giusta soluzione ma al contempo siamo chiamati ad innescare processi di cambiamento. A Padova la questione è sul tavolo da diversi anni e ora il cammino intrapreso con il Sinodo diocesano ci aiuterà a discernere ancora di più, anche per gli aspetti legati alla finanza e all’economia.

Il servizio svolto nell’economato richiede una attenzione continua per poter interpretare la realtà e tradurla in un cammino di rinnovamento.

Perché la Chiesa ha bisogno di beni e risorse per svolgere la sua attività se la sua missione è spirituale?

–I beni e risorse sono e devono essere funzionali alla missione della Chiesa. Certo, occorre sempre essere molto equilibrati e leggere gli interventi che si realizzano in campo economico e nella gestione dei beni alla luce della missione principale della Chiesa: testimoniare Gesù, diffondere il Vangelo, restare vicina ai «poveri» e accompagnarli, qualunque sia la forma della loro povertà: materiale o spirituale. 

Dobbiamo porci di fronte alla Parola ed esaminarci continuamente per evitare decisioni e priorità sbagliate.

La pandemia ha intaccato la generosità dei fedeli?

–Sicuramente c’è stata una diminuzione non tanto della generosità in quanto tale, ma delle offerte, anche a causa dell’interruzione forzata delle messe e delle presenze in Chiesa. Ma la generosità non è cambiata, ed è così che l’abbiamo vissuta con una proposta pastorale per l’anno della pandemia (2020-21) dedicata alla “carità in tempi di fraternità”. Lo strumento, che abbiamo chiamato «Sostegno sociale parrocchiale”, è stato in grado di sollecitare, a vario titolo, la generosità dei fedeli e ha consentito di costituire un fondo parrocchiale per aiutare i singoli e/o le famiglie a “ricominciare” in questo momento di difficoltà economica che continua a colpire duramente il nostro Paese.

Grazie ai fondi straordinari ricevuti dalla Conferenza Episcopale Italiana, la Diocesi si è posta accanto ad ogni parrocchia che ne ha fatto richiesta, devolvendo un euro per ogni abitante al fondo parrocchiale e auspicando che ogni comunità, con l’aiuto di tutti i parrocchiani, si impegnasse per almeno il doppio dell’importo. Il risultato ha superato tutte le aspettative. Abbiamo vissuto un bellissimo percorso di esperienze di solidarietà e vicinanza che ha riempito di speranza le nostre comunità duramente colpite.

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