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Il magistero dei Papi nei conflitti armati

Papi per la pace in tempo di guerra. Da Benedetto XV e Pio XII a Francesco è il titolo dell’incontro, promosso dal Comitato Papa Pacelli –Associazione Pio XII, che si è svolto presso l’Istituto Maria Santissima Bambina di Roma. Lo scopo della sessione era di riflettere sull’insegnamento dei Papi nei conflitti armati.

Antonino Piccione·12 de septiembre de 2022·Tiempo de lectura: 3 minutos

Testo originale del articolo in spagnolo qui

All’incontro, presieduto da Dominique Mamberti, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. hanno partecipato Massimo de Leonardis, docente di Storia delle Relazioni Internazionali (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano); Johan Ickx, Direttore dell’Archivio Storico della Segreteria di Stato vaticana (Sezione Rapporti con gli Stati); e Andrea Tornielli, Direttore Editoriale di Vatican Media. Il magistero dei Papi nei conflitti armati non è un tema minore che nasce oggi dalla guerra in Ucraina.

Il nuovo libro del Papa

Le riflessioni di papa Francesco contenute nella sua recente pubblicazione. Contro la guerra. Il coraggio di costruire la pace (edito da Solferino) mostra il bisogno di fraternità e denuncia l’assurdità della guerra.
Sono pagine impregnate della sofferenza delle vittime in Ucraina, dei volti di coloro che hanno subito il conflitto in Iraq, delle vicende storiche di Hiroshima e dell’eredità delle due guerre mondiali del XX secolo.

Francesco individua nell’avidità di potere, nei rapporti internazionali dominati dalla forza militare, nell’ostentazione degli arsenali bellici, le motivazioni profonde delle guerre che ancora oggi macchiano di sangue il pianeta. Scontri che seminano morte, distruzione e risentimento e che portano nuove morti e nuove distruzioni, in una spirale a cui solo la conversione dei cuori può mettere fine.

Il Magistero Pontificio sulla Guerra

Il dialogo come arte politica, la costruzione artigianale della pace, che parte dal cuore e si estende al mondo, il divieto delle armi atomiche e il disarmo come opzione strategica, sono le indicazioni concrete che Francesco ci affida perché la pace diventi veramente l’orizzonte condiviso su cui costruire il nostro futuro. Perché niente di veramente umano può nascere dalla guerra.

Il pontefice segue la stella dell’insegnamento dei suoi predecessori: l’appello con cui nel 1962 san Giovanni XXIII chiese ai potenti del suo tempo di fermare un’escalation di guerra che avrebbe potuto trascinare il mondo nell’abisso del conflitto nucleare; la forza con cui san Paolo VI, parlando nel 1965 all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, disse: «Mai più la guerra! Mai più la guerra»; i numerosi appelli alla pace di san Giovanni Paolo II, che nel 1991 definì la guerra una «avventura senza ritorno».

«Sin dall’inizio del mio servizio di vescovo di Roma» – si legge nell’introduzione al volume – «ho parlato della terza guerra mondiale, dicendo che la stiamo già vivendo, anche se ancora a pezzi. Quei pezzi sono diventati sempre più grandi, saldandosi insieme. In questo momento ci sono molte guerre nel mondo, che causano immenso dolore e vittime innocenti, soprattutto bambini. Sono guerre che provocano la fuga di milioni di persone, costrette per salvarsi la vita a lasciare le loro terre, le loro case, e le loro città distrutte. Queste sono le tante guerre dimenticate che di tanto in tanto riappaiono davanti ai nostri occhi distratti».

La pazzia della guerra

Lungi dall’essere la soluzione delle controversie, per Francesco la guerra «è una follia, la guerra è un mostro, la guerra è un cancro che si autoalimenta, inghiottendo tutto». Inoltre, la guerra è un sacrilegio, che «fa strage di quanto c’è di più prezioso sulla nostra terra, la vita umana, l’innocenza dei piccoli, la bellezza della creazione».

La soluzione è piuttosto quella proposta dall’enciclica Fratelli tutti: utilizzare i soldi spesi per armi e altre spese militari per creare un Fondo mondiale volto ad eliminare definitivamente la fame e favorire lo sviluppo dei Paesi più poveri, per evitare scorciatoie violente o fuorvianti. Una proposta che il Santo Padre sente il bisogno di rinnovare «anche oggi, soprattutto oggi». Perché «le guerre devono essere fermate, e si fermeranno solo se smettiamo di dar loro da mangiare».

Pío XII e gli ebrei

Un altro libro – Pio XII e gli ebrei (Rizzoli 2021) – offrirà probabilmente l’occasione per fare luce sull’opera di Pio XII, con riferimento agli interventi voluti dal Pontefice, coordinato dal Segretario di Stato, cardinale Luigi Maglione, e realizzato da alti prelati come Domenico Tardini e Giovanni Battista Montini (il futuro Paolo VI). «I documenti inediti di Pio XII», scrive Ickx, «contrastano la falsa narrativa precedentemente accettata da molti».

Il Papa, infatti, «ha organizzato una rete di vie di fuga per le persone in pericolo e ha vigilato su una rete di sacerdoti che operavano in tutta Europa con un unico obiettivo: salvare vite umane quando possibile». Questo è il cosiddetto elenco di Pio XII, la «serie ebraica» dell’archivio storico della Segreteria di Stato. Una serie particolare, già dal nome (gli altri portano il nome di paesi specifici), che contiene circa 2.800 richieste di intervento o aiuto e testimonia fino a che punto la sorte di questi poveretti fosse vicina al cuore del Papa. La serie racconta la sorte di oltre 4.000 ebrei, alcuni battezzati cattolici ma di origine ebraica (perché da un certo momento nemmeno il battesimo ha impedito la deportazione).

Le richieste coprirono il periodo dal 1938 al 1944 e si intensificarono durante gli anni cruciali della guerra. Non sempre è stato possibile salvare tutti, ma la «serie ebraica» «dimostra oltre ogni ragionevole dubbio», dice Icks, «che Pio XII e i suoi collaboratori si sono prodigati per offrire assistenza anche a coloro che professavano la fede ebraica».

El autorAntonino Piccione
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