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La morale della vita

Di fronte a coloro che continuano a diffidare della sua posizione sulla questione ecologica, quasi fosse una concessione ai valori del «progressismo culturale», il Papa ricorda ancora una volta che la cura della natura comporta quella che lui chiama «ecologia integrale», che comprende sia la cura dell’ambiente sia, e principalmente, quella dell’essere umano.

Emilio Chuvieco·10 de marzo de 2022·Tiempo de lectura: 5 minutos
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Testo originale in spagnolo qui

Alcuni anni fa, papa Benedetto XVI rifletteva sul diverso atteggiamento che la società contemporanea aveva nei confronti delle posizioni morali della Chiesa. Da un lato, ci sono questioni in cui c’è una totale convergenza con quella che potremmo chiamare “sensibilità attuale”, come sarebbe il caso della cura delle persone più deboli, della ricerca di giustizia e di pace, o del rispetto dell’ambiente, dall’altro, un rifiuto abbastanza diffuso di questioni riguardanti la morale sessuale o l’inizio e la fine della vita.

Anche qualche anno fa, dopo il discorso tenuto da papa Francesco al Parlamento europeo, l’allora leader di Podemos, che era presente, aveva attribuito diversi «mi piace» alle parole del Papa su alcuni temi (ad es. la sua critica all’attuale modello economico), mostrando il suo rifiuto di altri (la difesa della vita del nascituro).

Ora, se quelli di schieramento politico opposto rispondessero onestamente, avrebbero sicuramente la stessa divergenza (nella direzione opposta, ovviamente), anche se forse non si oserebbe criticare apertamente il Papa su quelle questioni sociali dove in fondo potrebbe esserci il «sospetto di progressismo».

Questo duplice atteggiamento verso la morale è molto diffuso. A mio modo di vedere è dovuto alla confusione circa la visione antropologica della Chiesa, e quindi del Vangelo, che considera la moralità come una conseguenza del modo in cui noi esseri umani – ma anche le altre creature – siamo stati creati da Dio. E questo implica che nel giudizio morale si prendano in considerazione le dimensioni che compongono la persona umana, cioè quella biologica, quella sociale e quella razionale-spirituale. D’altra parte, non si tratta di dimensioni esclusive del credente, dato che sono state condivise da molti altri filosofi morali nel corso della storia, da Aristotele a Cicerone, che pur senza considerarlo di origine divina, hanno accettato come base del giudizio morale anche il diritto naturale,

Il concetto di ecologia integrale

Queste idee mi sono venute in mente leggendo l’ultimo libro di Papa Francesco (“Sogniamo insieme. La via per un mondo futuro migliore”, 2020). Di fronte a chi continua a diffidare della sua posizione sulla questione ecologica, come se fosse una concessione ai valori del «progressismo culturale», il Papa ricorda ancora una volta che la cura della natura (cioè , in termini cristiani, per il Creato) porta con sé quella che chiama «ecologia integrale», che comprende sia la cura dell’ambiente sia, anzi soprattutto, la cura degli esseri umani.

Per Papa Francesco, questa visione presuppone “molto di più che prendersi cura della natura, perché è prendersi cura gli uni degli altri come creature di un Dio che ci ama”, con tutto quello che implica. Se uno pensa che l’aborto, l’eutanasia e la pena di morte siano accettabili, sarà difficile per il suo cuore preoccuparsi dell’inquinamento dei fiumi e della distruzione delle foreste. Ed è vero anche il contrario. Quindi, anche se certuni continuano a sostenere con veemenza che si tratta di problemi di un diverso ordine morale, e insistono sul fatto che l’aborto sia giustificabile ma che la desertificazione non lo sia, oppure che l’eutanasia sia sbagliata, ma l’inquinamento dei fiumi sia il prezzo del progresso economico, si continuerà a rimanere bloccati dalla stessa mancanza di una visione integrata che ci ha condotto al punto dove siamo oggi.

Penso che il Covid-19 lo stia dimostrando a chi ha occhi per vedere. Questo è il momento di essere coerenti, di smascherare la moralità selettiva dell’ideologia e di capire appieno cosa significa essere figli di Dio. Per questo credo che la rigenerazione dell’umanità debba iniziare con l’ecologia integrale, un’ecologia che prenda sul serio il deterioramento culturale ed etico che va di pari passo con la nostra crisi ecologica. “L’individualismo ha delle conseguenze” (p. 37).

Penso che non ci sia modo migliore per dire cosa significhi che entrambe le dimensioni della moralità naturale vanno di pari passo, che il prendersi cura della natura e il prendersi cura delle persone non sono due piani diversi, ma piuttosto che sono due facce della stessa medaglia, sia perché come esseri umani anche noi siamo parte della natura, sia perché la natura è la nostra casa e abbiamo bisogno che sia pulita per continuare a viverci.

Alcuni cattolici che continuano a vedere delle dicotomie in questo concetto integrale di moralità, sono convinti che non abbia senso avere una preoccupazione ecologica, mentre invece difendono, allo stesso tempo, l’eliminazione degli esseri umani in gestazione.

Su quest’ultimo punto sono d’accordo. Ma non ha neppure senso, come indica Francisco, la difesa della vita umana e il disprezzo di quella del resto delle creature. Tutto fa parte dello stesso insieme, e finché non sapremo integrare il tutto in una morale comune, cioè quella che potremmo chiamare «morale della vita», sarà difficile per noi salvarci dalla disfunzione a cui ho accennato prima. Una morale di vita che si àncora alla legge naturale (sia nel senso classico che nel senso più recente di natura), e che permette di estenderlo a tutti i tipi di persone, credenti o meno.

Una idea che non è proprio una novità

Questa idea di papa Francesco non è nuova. Era già chiaramente indicata nei suoi scritti precedenti (a cominciare dall’enciclica Laudato si), e riallacciandosi al Magistero dei pontefici che lo hanno preceduto.

Basta indicare alcuni paragrafi significativi di san Giovanni Paolo II. Ad esempio, al termine del suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1990, ci ha detto: «Il rispetto della vita e della dignità della persona umana comprende anche il rispetto e la cura del creato, che è chiamato a unirsi all’uomo per glorificare Dio (cfr. Sal 148 e 96)».

Allo stesso modo, ha indicato nell’enciclica “Centesimus annus”: «Non solo la terra è stata data da Dio all’uomo, che deve usarla rispettando l’intenzione originaria che è un bene, secondo la quale gli è stata data; anche l’uomo è per sé un dono di Dio e, quindi, deve rispettare la struttura naturale e morale di cui è stato dotato» (n. 38).

Anche Benedetto XVI ha dedicato una parte sostanziale del suo insegnamento ad affrontare la questione ambientale. Nella “Caritas in veritate”, ci ha insegnato che «è contraddittorio chiedere alle nuove generazioni di rispettare l’ambiente naturale, quando l’educazione e le leggi non aiutano le persone a rispettare sé stesse. Il libro della natura è uno e indivisibile, sia per quanto riguarda la vita, la sessualità, il matrimonio, la famiglia, le relazioni sociali, in una parola, lo sviluppo umano integrale» (n. 51).

Per sottolineare la coerenza tra questi due modi di intendere l’ecologia, nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2007, Papa Benedetto ha affermato: «Se l’umanità è veramente interessata alla pace, deve sempre tenere presente l’interrelazione tra ecologia umana ed ecologia naturale, cioè il rispetto per la natura. L’esperienza mostra che qualsiasi atteggiamento poco rispettoso nei confronti dell’ambiente comporta un danno alla convivenza umana, e viceversa» (n. 8).

In breve, se vogliamo essere davvero coerenti con la moralità che scaturisce dalla legge naturale (e in definitiva, per un cristiano, dal disegno creativo di Dio), dovremmo avere cura sia della natura, umana che dell’ambiente.

È indubbio che la bioetica e l’etica ambientale devono basarsi su un insieme di principi comuni, che siano validi sia per rifiutare la manipolazione indiscriminata di un embrione umano che quella di una specie vegetale o animale. Stabilire confronti tra loro è artificiale e pernicioso per entrambi.

Per questo, come ha indicato Francesco nella Laudato si, la soluzione ai problemi sociali e ambientali: «richiede un approccio globale per combattere la povertà, restituire dignità agli esclusi e, contemporaneamente, prendersi cura della natura» (n. 139). Non si tratta di scegliere tra l’uscita dalla miseria e il rispetto dell’ambiente, ma di promuovere uno sviluppo globale, che tenga conto del bene delle persone e di quello dell’ambiente in cui vivono, per il proprio benessere e quello degli altri esseri viventi, che ci accompagnano in questo meraviglioso dono che abbiamo ricevuto da Dio Creatore.

El autorEmilio Chuvieco

Catedrático de Geografía de la Universidad de Alcalá.

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