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Gorbaciov e Giovanni Paolo II: forgia di un’amicizia

Il 30 agosto scorso è deceduto Mikhail Gorbaciov, una delle figure politiche più importanti della fine del XX secolo. La sua amicizia con Giovanni Paolo II è stata fondamentale per l’apertura dell’Unione Sovietica e la caduta del comunismo in Russia. L’autore del testo, José R. Garitagoitia, è un esperto del rapporto che c’era tra questi due personaggi.

Maria José Atienza·9 de septiembre de 2022·Tiempo de lectura: 4 minutos

Testo originale del articolo in spagnolo qui

Settantaquattro anni di storia sono trascorsi tra la caduta dell’Impero degli Zar nel 1917, e la dissoluzione dell’Unione sovietica avvenuta nel 1991. Dopo questo lungo periodo i destini di quella URSS che si estendeva dagli Urali fino alle steppe dell’Asia Centrale e ai confini della Siberia, sono stati decisi da un Leader.

Coloro che il giorno 11 del marzo1985 misero Mijail Gorbachov (Privolnoie 1931) alla testa del potere non si resero conto di stare eleggendo l’ultimo Segretario Generale del Partito Comunista Sovietico. A 54 anni era il membro più giovane del Politburo., Al momento era il candidato naturale alla successione del vecchio Konstantin Chernienko. Per la prima volta nella storia dell’Unione Sovietica, il matrimonio del Cremlino, quello di Mijail e della moglie Raissa, di quattro anni più giovane di lui, non superava per età quello della Casa Blanca.

La politica di Gorbaciov

Pur non essendo uno strenuo difensore del sistema, Gorbaciov era un comunista convinto dei principi fondamentali dell’ideologia socialista, e cercò di mantenere il suo impegno. Insieme alla politica della trasparenza (Glasnost), la Perestrojka era il suo grande obiettivo: la riforma del sistema dall’interno e dall’alto, senza rinunciare al socialismo.

Sia che agisse per convinzione o per necessità, data la complicata situazione economica e sociale dell’URSS, fin dall’inizio del suo mandato promosse il riavvicinamento con gli Stati Uniti. e il vertice di Ginevra con Reagan del novembre 1985 aprì la strada alla distensione. Il nuovo clima internazionale rese allora possibili gli accordi di riduzione degli armamenti nucleari e il disgelo a livello internazionale. La storia ha riconosciuto il suo ruolo nella caduta del muro di Berlino, e nelle trasformazioni non violente del 1989 avvenute nell’Europa centro-orientale: Gorbaciov avrebbe potuto reagire in stile sovietico, come nelle crisi in Ungheria (1956) e in Cecoslovacchia (1968), ma scelse di lasciare che i popoli andassero liberamente per la loro strada.

Il ruolo decisivo di Gorbaciov in quegli eventi non passò inosservato a un altro grande protagonista della trasformazione dell’Europa: Giovanni Paolo II. In proposito, ho dedicato la mia tesi in scienze politiche all’analisi dell’influenza del primo papa slavo su quegli eventi. E Gorbaciov stesso ha accettato il mio invito a scrivere la presentazione del libro. Di recente ho pubblicato un lungo articolo sulla loro relazione, dato che in quegli anni intervistai personalmente entrambi, verificando la loro reciproca stima. Gorbaciov registra la sua ammirazione per Giovanni Paolo II nelle lettere che mi scrisse in occasione della tesi, documenti storici che ho donato tempo fa all’archivio generale dell’Università di Navarra.

La nascita di una amicizia

Dal loro primo incontro in Vaticano, il 1° dicembre 1989, è sorta tra loro due una corrente di ammirazione e stima. Due decenni dopo, il portavoce Navarro-Valls ricorderà che, tra tutti gli incontri avuti durante i 27 anni del suo pontificato, «uno di quelli che a Karol Wojtyla piacque di più fu quello che ebbe con Mikhail Gorbaciov». Quel giorno il portavoce ha chiesto a Giovanni Paolo II la sua impressione su Gorbaciov: è «un uomo di principi», ha risposto il Papa, «una persona che crede tanto nei suoi valori da essere disposto ad accettare tutte le conseguenze che possono derivarne».

Dopo la morte di Giovanni Paolo II, Gorbaciov è stato intervistato a Radio Free Europe. Il giornalista ha chiesto: “Mikhail Sergeevich, lei è stato il primo leader sovietico a incontrare papa Giovanni Paolo II.

Perché ha deciso in quel momento di chiedere un’udienza? La risposta ha ricordato le circostanze molto speciali di quell’anno straordinario: “Sono successe molte cose che non erano accadute nei decenni precedenti. Penso che questo sia legato al fatto che, nel 1989, avevamo già fatto molta strada”.

Mutua fiducia

Cosa ha facilitato il collegamento tra le due personalità? Per l’ultimo leader sovietico la chiave era nella storia e nella geografia: entrambi erano slavi. «Inizialmente” – ha ricordato Gorbaciov dopo la morte di
Giovanni Paolo II – “per mostrare fino a che punto il Santo Padre fosse slavo, e come rispettasse la nuova Unione Sovietica, ha proposto di trascorrere i primi 10 minuti da soli insieme, e di parlare in russo”. Wojtyla si era preparato alla conversazione, ripassando la lingua russa: «Ho ampliato le mie conoscenze per l’occasione», ha detto all’inizio.

Il rapporto tra le due personalità è un chiaro esempio della «amicizia sociale» che papa Francesco descrive in «Fratelli tutti»: «avvicinarsi, esprimersi, ascoltarsi, guardarsi, conoscersi, provare capirsi, cercando punti di contatto, tutto questo si riassume nel verbo ‘dialogo’»” (n. 198).
Giovanni Paolo II e Mikhail Gorbaciov hanno reso possibile l’efficacia dell’incontro con il loro atteggiamento. Hanno mostrato la loro “capacità di rispettare il punto di vista dell’altro, accettando la possibilità che esso contenga alcune convinzioni o interessi legittimi.

Dalla sua identità, l’altro ha qualcosa da contribuire, ed è auspicabile che approfondisca ed esponga la propria posizione affinché il dibattito pubblico sia ancora più completo” (n. 203).

Il ricordo di Gorbaciov

I due slavi furono sconvolti da quella conversazione nella Biblioteca del Palazzo Apostolico. Rimasero sorpresi dall’armonia emersa in modo così naturale. “Quando si tenne l’incontro”, ricorda Gorbaciov “anni dopo, dissi al Papa che parole uguali o simili si trovano spesso nelle mie dichiarazioni e nelle sue”. Non era un caso. Tanta coincidenza era un segno che c’era «qualcosa in comune alla base, nei nostri pensieri». Quell’incontro fu l’inizio di un rapporto speciale tra due personalità inizialmente molto distanti. “Penso di poter giustamente affermare che in quegli anni siamo diventati amici”, scrisse Gorbaciov nel centenario di Giovanni Paolo II. Con il passare del tempo Mikhail Gorbaciov sarà collocato al suo giusto posto nella storia del 20° secolo, e si comprenderà meglio la grandezza della sua rivoluzione

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