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«I cattolici di Russia, Ucraina, Kazakistan, Bielorussia, restano uniti»

Tra i credenti non c’è divisione. «I cattolici di Russia, Bielorussia, Ucraina, Kazakistan, sono uniti nella preghiera e cercano la pace», ha affermato Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, in una conferenza stampa online organizzata da Aid to the Church in Need (ACN ) sulla crisi ucraina.

Rafael Miner·6 de febrero de 2022·Tiempo de lectura: 4 minutos
Ucrania

Testo originale in spagnolo qui

“Lo stesso Nunzio a Minsk [capitale della Bielorussia] sta pregando per la pace in Ucraina ed è molto grato ai cattolici di Russia,  Kazakistan e  Bielorussia, perché sono uniti nella ricerca della pace”, ha aggiunto l’arcivescovo ucraino, in una conferenza alla quale ha partecipato anche monsignor Visvaldos Kulbokas, nunzio apostolico in Ucraina.

L’arcivescovo ucraino Shevchuk ha sottolineato un altro aspetto: la crisi in Ucraina non è solo in Ucraina, ma ha effetti sull’Europa e il mondo, in quattro aspetti:  quello militare, quello della disinformazione e propaganda, della politica e della  economia. Questo tema verrà affrontato subito dopo, ma ora ascoltiamo le sue parole riguardo alla situazione attuale:

“In questo conflitto, l’Ucraina è solo una parte dell’intero quadro globale della crisi. Ovviamente abbiamo paura. Per la nostra posizione storica e geografica, siamo il Paese più esposto. Siamo in prima linea. Ma la crisi ucraina non è solo un problema per gli ucraini. Ha conseguenze per il mondo intero, per l’Unione Europea, per gli Stati Uniti e per i paesi della NATO”.

«La guerra è il modo peggiore di rispondere ai problemi», ha detto. “La nostra speranza oggi è che, con la preghiera e il sostegno della comunità internazionale, tutti possiamo dire no alla guerra. Stiamo assistendo con i nostri occhi a una vera idolatria della violenza che sta crescendo nel mondo. Noi cristiani dobbiamo dire ad alta voce no all’azione militare come soluzione ai problemi. Solo il dialogo, la cooperazione e la solidarietà possono aiutarci a superare ogni tipo di difficoltà e crisi».

In precedenza, l’arcivescovo aveva sottolineato che “sentiamo di essere giunti al culmine di una pericolosa escalation e aggressione militare contro l’Ucraina. “È vero che il nostro Paese è attaccato dalla Russia da otto anni, ma l’escalation a cui assistiamo oggi non è una semplice continuazione della guerra nel Donbass o una conseguenza dell’annessione della Crimea. Stiamo assistendo a un’escalation del conflitto tra la Russia e il mondo occidentale, in particolare gli Stati Uniti».

“La prima cosa è pregare”

In questo contesto, l’arcivescovo greco-cattolico ha riconosciuto che stanno studiando “cosa fare in caso di una invasione”. E ora “stiamo promuovendo un rete fra di noi, ‘facciamo rete’, sviluppiamo la cooperazione tra le chiese, aiutandoci a vicenda. La sua proposta, e quella degli altri vescovi, punta su “tre risposte alla situazione attuale”.

“La prima cosa da fare è pregare. L’abbiamo visto ieri in una riunione dei vescovi. Oggi tutta l’Ucraina reciterà insieme il Rosario. La preghiera è molto importante. La seconda: solidarietà con chi ne ha bisogno. L’anno scorso hanno realizzato una colletta per gli affamati. E quest’anno un’ altra per aiutare chi ne ha bisogno a riscaldare la propria casa: aiutare a superare l’inverno è fondamentale. La terza: per alimentare la nostra speranza, dobbiamo essere portatori di speranza”. “Crediamo che Dio sia con noi. Dobbiamo avere questa luce ed essere annunciatori della buona notizia per le persone che hanno paura, che sono disorientate, che hanno fame, che hanno freddo”.

Poi c’è il “rafforzamento della società ucraina per sentirci tutti uniti”, tema a cui ha fatto riferimento anche il Nunzio. Ci sono molti amici di fedi diverse che vogliono impegnarsi, aiutare gli altri. “Ci auguriamo di poter dire insieme no alla guerra, no alla violenza. L’azione militare non è la soluzione a nessuno dei nostri problemi. Il dialogo e la cooperazione lo sono».

“Un vero cristiano non promuove mai la guerra”

Il nunzio Kulbokas ha affermato, in una conferenza, che la Chiesa è al di sopra della politica. Dobbiamo esser capaci di parlare di fraternità, di rispetto, di dialogo. Non dobbiamo lasciare le controversie solo nelle mani dei politici. Vogliamo “promuovere la pace. Pregare, non aggredire, ha aggiunto. «Un vero cristiano non promuove mai la guerra»- ha sottolineato. Si promuove piuttosto la coesione. In modo speciale desideriamo la conversione dei cuori di chi governa”.

In un altro momento, il Nunzio ha anche indicato l’obiettivo del  “rafforzamento della società ucraina” e ha aggiunto che i fedeli, i credenti, sono molto più uniti fra di loro che la stessa gerarchia o i politici.  Ha inoltre dato una testimonianza personale, sottolineando che è molto bello lavorare lì, “perché in Ucraina le Chiese d’Oriente e d’Occidente si uniscono” e lo può constatare nel suo stesso lavoro, nel suo impegno quotidiano.

Attendono la visita di papa Francesco

Mons. Visvaldos Kulbokas ha espresso la «preoccupazione» con cui il Papa segue la situazione e la sua richiesta di preghiera fatta nella basilica di San Pietro, come riporta Omnes. L’arcivescovo greco-cattolico Sviatoslav Shevchuk ha aggiunto: “Sebbene la maggioranza degli ucraini sia ortodossa, papa Francesco è la più alta autorità morale del mondo. E ogni parola che dica riguardo alla situazione in Ucraina, sia all’Angelus che in altre occasioni, è molto importante per noi. Il nostro popolo è molto attento ad ogni parola che il Santo Padre rivolge alla “cara Ucraina”, riguardo le nostre sofferenze. Ma ciò che gli ucraini si aspettano soprattutto dal Papa è una sua visita in Ucraina. La possibilità della sua visita è la nostra più grande aspettativa e preghiamo che un giorno questo viaggio si realizzi”.

Cosa fare contro la disinformazione

L’arcivescovo Sviatoslav Shevchuk ha riconosciuto che ciò che la gente teme di più è che risulti efficace la malevola informazione. La Russia vuole cambiare il governo dell’Ucraina, si è detto. Economicamente, la Russia sta usando il prezzo del gas come arma economica: è questo  l’aspetto critico; le persone non possono pagare tutti i  soldi che sono necessari per riscaldare le loro case, e questo comporta molti problemi. «Nel nostro caso, ciò che dobbiamo fare è essere informati, pregare ed essere solidali gli uni con gli altri», ha incoraggiato.

Quando gli è stato chiesto come evitare la propaganda e la disinformazione, ha sottolineato che bisogna entrare in contatto con le persone del posto. Ha anche incoraggiato l’unità dei credenti di tutte le religioni. Questa escalation sta mettendo a dura prova l’economia ucraina, che è in calo, ha continuato. Ci sono problemi di manodopera per l’aumento del prezzo del carburante, che sta devastando la classe media, i piccoli imprenditori, i panifici… La Chiesa sta contribuendo a promuovere «alternative per il riscaldamento delle case, comprese le case intelligenti» che non dipendano dal gas.

“Sacerdoti, solo mediatori”

Nel sud-est dell’Ucraina, le comunità sono piccole ed economicamente fragili e ogni parrocchia è diventata negli ultimi anni un punto di assistenza sociale, ha spiegato l’arcivescovo. Si occupano della distribuzione di cibo, coperte, compresa l’assistenza psicologica alle persone affette da stress post-traumatico.

C’è «un’immensa povertà in queste comunità, e ci sono sacerdoti che vivono al di sotto della soglia di povertà», ha rivelato. Aiutare le persone in quei territori è difficile, perché devono attraversare zone russe, e «i sacerdoti sono gli unici mediatori», che non se ne vanno e dicono: stiamo con la nostra gente, non scappiamo, e se dobbiamo morire in Crimea,  moriremo in Crimea.

L’arcivescovo ha ricordato che, in un recente studio , si è riscontrato che “la gente apprezza molto la Chiesa, di qualsiasi confessione. «Come dobbiamo comportarci? Si tratta di una responsabilità che deriva dalla stessa fiducia di cui ci onora la popolazione”.

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