Vaticano

“Dio ci parla, ci chiama ad essere suoi amici”, il Papa ci invita ad essere suoi amici

All'udienza generale di oggi, Leone XIV ha elaborato la Costituzione “Dei Verbum” del Concilio Vaticano II. Il Papa ha sottolineato che “siamo chiamati a parlare con Dio, a essere suoi amici”.

Francisco Otamendi-14 gennaio 2026-Tempo di lettura: 2 minuti
Papa Leone XIV

Leone XIV ©CNS/Vatican Media

Leone XIV ha dedicato l'Udienza di questa mattina ad approfondire e commentare la Costituzione dogmatica Dei Verbum del Concilio Vaticano II sulla rivelazione divina. Nella sua catechesi ha affermato che “il documento conciliare ci ricorda un punto fondamentale della fede cristiana: Gesù Cristo trasforma radicalmente il rapporto dell'essere umano con Dio. Il nostro legame con Lui consiste in una relazione dialogica di amicizia, la cui unica condizione è l'amore”.

Il Papa ha poi ricordato che questo testo “ci ricorda anche questo: Dio ci parla (...) Dio si rivela a noi come un Alleato che ci invita all'amicizia con Lui”.

In questa prospettiva, il primo atteggiamento da coltivare è l'ascolto, ha proseguito il Santo Padre, “affinché la Parola divina possa penetrare nella nostra mente e nel nostro cuore. Allo stesso tempo, siamo chiamati a parlare con Dio, non per comunicargli ciò che già sa, ma per rivelargli noi stessi”.

Il bisogno di preghiera

Da qui “la necessità della preghiera, nella quale siamo chiamati a vivere e coltivare l'amicizia con il Signore. Questo avviene, innanzitutto, nella preghiera liturgica e comunitaria, in cui non siamo noi a decidere cosa ascoltare dalla Parola di Dio, ma è Lui stesso che ci parla attraverso la Chiesa”. 

Si realizza anche nella “preghiera personale, che si svolge nel cuore e nella mente". Nella giornata e nella settimana del cristiano non può mancare il tempo per la preghiera, la meditazione e la riflessione. Solo quando parliamo con Dio possiamo anche parlare da Lui”.

Se Gesù ci chiama ad essere suoi amici, come ci ha invitato Leone XIV nella Pubblico, Cerchiamo di non ignorare la sua chiamata. Accettiamolo, curiamo questo rapporto e scopriremo che l'amicizia con Dio è la nostra salvezza.

Sant'Agostino: la grazia può renderci amici di Dio

Commentando questo passo del quarto Vangelo (“Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; vi chiamo amici”), “Sant'Agostino insiste sulla prospettiva della grazia, che sola può renderci amici di Dio nel suo Figlio” (Commento al Vangelo di Giovanni, Omelia 86), il Papa ha aggiunto. “Non siamo uguali a Dio, ma Dio stesso ci rende simili a lui nel suo Figlio”.

“Con la venuta del Figlio nella carne umana, l'alleanza si apre al suo fine ultimo: in Gesù, Dio ci rende figli e ci chiama a diventare come lui nonostante la nostra fragile umanità. La nostra somiglianza con Dio, quindi, non si ottiene attraverso la trasgressione e il peccato, come suggerì il serpente a Eva (cfr. Gen 3,5), ma nella relazione con il Figlio fatto uomo”.

Nel silenzio e nell'intimità del cuore

Nel suo saluto ai romani e ai pellegrini, il Papa li ha incoraggiati “a coltivare l'amicizia con il Signore, che è fonte di gioia e di salvezza, dedicandogli momenti sereni di preghiera e di meditazione della Parola, per ascoltarlo e parlare con Lui nel silenzio e nell'intimità del cuore”. Che Dio vi benedica. Grazie di cuore.

L'autoreFrancisco Otamendi

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