Ingegnere di professione ma storico per vocazione, lo scrittore peruviano Rafael Aita —noto sui social come Capitano Perù— è diventato una delle voci più autorevoli e innovative nel campo della divulgazione storica in America ispanica. Attraverso opere di grande impatto come Gli Inca ispanici e di Gli Inca cattolici, Aita combatte la politicizzazione delle aule scolastiche e il radicamento della «leggenda nera», riportando alla luce le alleanze con le popolazioni indigene e il profondo processo di evangelizzazione che ha unito la Spagna e l’America.
In questa intervista, il collaboratore dell'acclamato documentario America spagnola ci invita a riscoprire un passato comune libero da pregiudizi ideologici, in cui figure come Santo Toribio de Mogrovejo hanno gettato le basi spirituali di mezzo continente.
Sei un ingegnere industriale e hai conseguito un master in gestione aziendale: perché ti sei dedicato, con grande impegno, alla scrittura di libri di storia??
–A causa del modo inadeguato in cui viene insegnata la storia nei nostri paesi. Chiunque ami il proprio paese, indipendentemente dalla propria professione, dovrebbe conoscerne la storia e la cultura; quando ho iniziato a farlo, ho riscontrato così tante incongruenze tra la storia riportata nei libri e quella che veniva insegnata, che mi è stato impossibile non affrontare l’argomento.
La storia del Perù è strettamente legata a quella della Spagna, che siamo soliti chiamare la “Madre Patria”. È alla Spagna che dobbiamo la religione e la cultura. Nei libri di storia viene dato questo riconoscimento??
–In molti libri sì, ad esempio c’è il grande storico peruviano José Antonio del Busto, che si è espresso pubblicamente contro la rimozione della statua di Francisco Pizarro dalla Plaza de Armas di Lima. Purtroppo, questi testi non vengono inseriti nel programma scolastico, che è estremamente politicizzato.
Da dove hanno origine le correnti anti-ispaniste? Sono contro la Spagna o contro la religione?
–All’inizio andavano di pari passo: la “leggenda nera” diffusa dall’Inghilterra o dai Paesi Bassi era accompagnata dalla guerra politica contro la Spagna, così come dallo scisma con la Chiesa cattolica. Oggi, invece, non è necessariamente così, e molti cattolici hanno fatto propria la “leggenda nera” contro la Spagna.
In cosa consistono quelle che vengono chiamate “leggende nere”?
–Si definisce come l’insieme di esagerazioni, manipolazioni, omissioni, travisamenti e distorsioni storiche volte a mettere in cattiva luce una sola parte, in questo caso quella spagnola e cattolica.
Vedo che hai scritto diversi libri, tra cui: “Gli Incas ispanici” e “Gli Incas cattolici”. Cosa intendi dire con questi libri?
–Già il titolo è di per sé dirompente, poiché molti ritengono che la cultura inca sia opposta a quella ispanica e incompatibile con quella cattolica, proprio perché non ci è mai stato spiegato che esistevano Inca che erano cattolici, parlavano spagnolo e latino ed erano alleati del re. L’intento di entrambi i libri è quello di sfatare questo pregiudizio.
Ho visto che sei apparso nel documentario “Hispanoamérica” di José Luis López Linares: qual è l’intento di quel documentario? È in linea con i tuoi libri?
–Non solo è sulla stessa linea, ma José Luis López Linares ha acquistato il mio libro *Los Incas Hispanos* per realizzare la parte dedicata al Perù. Ho avuto l’opportunità di girare a Cusco parte del documentario insieme a lui: è stata una delle esperienze di cui conservo i ricordi più belli.
Pensi che la storia che ci hanno raccontato in Perù non corrisponda alla verità?
–Durante la mia ultima conferenza in una parrocchia ho posto ai fedeli la seguente domanda: quanti indigeni furono giustiziati dal tribunale dell’Inquisizione? Le risposte variavano da centinaia a migliaia. Non riuscivano a crederci quando ho fornito loro il dato secondo cui furono giustiziate solo 32 persone e nessuna di loro era indigena. Stiamo parlando di un pubblico cattolico, assiduo frequentatore della parrocchia e che ha ricevuto incontri di formazione per decenni; ora immaginiamo cosa sia stato insegnato agli altri.
Mi sembra che la storia dei rapporti tra la Spagna e il Perù non dovrebbe essere definita “conquista”, né tantomeno “colonialismo”, ma piuttosto la storia dell’evangelizzazione?
–Esatto, e come ha detto Ramón Mujica Pinilla, la conquista del Perù avvenne più grazie alle alleanze che con la forza.
A che punto sono i progetti relativi a un nuovo gemellaggio tra la Spagna e l'America ispanica?
–Sebbene politicamente lontano, vedo che ogni giorno crolla un po’ di più l’impalcatura della leggenda nera, cosa necessaria prima di qualsiasi forma di unità. Dobbiamo prima essere uniti nel pensiero, e poi il resto ne sarà una conseguenza.
Papa Leone, durante la sua visita in Spagna, ha citato per tre volte San Toribio de Mogrovejo come uno dei suoi santi preferiti. Ritieni che San Toribio, in qualità di arcivescovo di Lima, sia stato la figura di riferimento o una figura di grande importanza per l’evangelizzazione dell’America ispanica?
–Naturalmente, Santo Toribio organizzò la struttura ecclesiale in Perù ed evangelizzò la popolazione, battezzando e conferendo la cresima a circa mezzo milione di persone. Ricordiamo che a quell’epoca il Perù si estendeva da Panama alla Patagonia, per cui possiamo tranquillamente affermare che metà del continente americano è cattolica grazie all’opera di San Toribio.
Intervista a Rafael Aita in televisione
Sacerdote peruviano





