Gli insegnamenti del Papa

Affetti e discernimento spirituale

Quanto sono importanti gli affetti nella vita spirituale e come vanno considerati nell'esame di coscienza e nella preghiera? Il Papa ha dedicato le udienze del mercoledì degli ultimi mesi a questo tema, non dal punto di vista del direttore spirituale o della guida spirituale (ad eccezione dell'ultima catechesi), ma dal punto di vista della conoscenza di sé.

Ramiro Pellitero-7 gennaio 2023-Tempo di lettura: 8 minuti
affetti

Secondo il dizionario spagnolo, discernere significa distinguere qualcosa da qualcos'altro, soprattutto nell'ambito dello spirito umano. Cioè nel regno spirituale. Nel cristianesimo, il discernimento è spesso associato al processo che precede le azioni umane, per cercare di agire in conformità con la volontà di Dio. È spesso associata alla virtù della prudenza ("retta ragione nell'agire"), anche se nell'accezione più popolare il termine suona semplicemente come cautela o prudenza; in realtà, la prudenza può anche portarci ad agire con prontezza e audacia, e sempre con giustizia e generosità. 

Discernere per decidere

Nella sua prima catechesi (cfr. Udienza generale, 31-VIII-2022), Francesco ha spiegato che il discernimento riguarda tutti noi, perché ha a che fare con le scelte o le decisioni della vita, la maggior parte delle quali sono abbastanza ordinarie (cibo, vestiti, qualcosa che ha a che fare con il lavoro o con gli altri). 

Sia nella vita ordinaria che negli insegnamenti del Vangelo ci viene insegnata l'importanza di fare le scelte giuste. Ciò implica conoscenza, esperienza, affetto e volontà, nonché sforzo (perché la vita non ci dà tutto per scontato) e libertà. Possiamo scegliere perché non siamo animali, ma è anche per questo che possiamo sbagliare le nostre scelte. 

Il Papa si colloca nella prospettiva dell'antropologia e dell'etica, che richiede la conoscenza di se stessi e di ciò che è bene fare qui e ora. Dal punto di vista cristiano, il discernimento richiede innanzitutto un rapporto filiale con Dio, ma anche l'amicizia con Gesù Cristo e la luce dello Spirito Santo.

I viaggi del cuore

Il secondo mercoledì (cfr. Udienza generale, 7-IX-2022), Francesco ha portato l'esempio di Ignazio di Loyola, che sapeva riconoscere il passaggio di Dio. 

Il discernimento è un aiuto per riconoscere i segni con cui Dio si fa conoscere in situazioni inaspettate, anche spiacevoli; oppure, al contrario, per percepire qualcosa che peggiora il cammino.  

In questo quadro, l'insegnamento del Papa può essere diviso in tre parti: gli elementi del discernimento; una considerazione speciale della desolazione e della consolazione; e una terza parte sulla verifica, la vigilanza e gli aiuti al discernimento.

Gli elementi del discernimento

Francesco ha fatto riferimento innanzitutto alla familiarità con il Signore (cfr. Udienza generale, 28-IX-2022), soprattutto alla fiducia che dobbiamo dimostrargli attraverso la preghiera (cfr. Udienza generale, 28-IX-2022). Nella preghiera dobbiamo trattarlo - ci propone - con semplicità e familiarità, come un amico.. 

"Questa familiarità supera la paura o il dubbio che la sua volontà non sia per il nostro bene, una tentazione che a volte attraversa i nostri pensieri e rende il cuore inquieto e insicuro o addirittura amareggiato.". Questo è il segreto dei santi. Spesso gli ostacoli alla sequela del Signore sono soprattutto affettivi, del cuore. In questo senso, la tristezza o la paura di fronte a Dio sono segni di lontananza da Dio, come vediamo nel caso del giovane ricco del Vangelo (cfr. Mt 9 17ss.). Ma Gesù non lo costringe a seguirlo.

"Discernere ciò che accade dentro di noi". -dice il successore di Pietro. "Non è facile, perché le apparenze possono ingannare, ma la familiarità con Dio può dissolvere dolcemente dubbi e paure, rendendo la nostra vita sempre più ricettiva alla sua "luce gentile", secondo la bella espressione di San Giovanni Paolo II. John Henry Newman".

Aggiunge che, così come due coniugi che vivono insieme per lungo tempo si assomigliano, la preghiera ci rende simili a Gesù. Per questo abbiamo bisogno di vicinanza a Lui, una "vicinanza affettiva", trattandolo come l'amico fedele che non ci abbandona mai; e non solo con le parole, ma anche con i gesti e le opere buone. 

Conoscere se stessi e i propri desideri

In secondo luogo, il Papa ha parlato di conoscere se stessi (cfr. Udienza generale del 5 ottobre 2022). Egli sottolinea come alla base dei dubbi spirituali e delle crisi vocazionali ci sia spesso una mancanza di conoscenza di noi stessi, della nostra personalità e dei nostri desideri più profondi; perché "... dobbiamo conoscere noi stessi e i nostri desideri più profondi".quasi tutti noi ci nascondiamo dietro una maschera, non solo di fronte agli altri, ma anche quando ci guardiamo allo specchio". (Thomas H. Green). 

Il discernimento è necessario - sottolinea il Papa a proposito della nostra cultura digitale - per "conoscere le parole d'ordine del nostro cuore, alle quali siamo più sensibili, per proteggerci da chi usa parole persuasive per manipolarci, e anche per riconoscere ciò che è veramente importante per noi, distinguendolo dalle mode del momento o da slogan appariscenti e superficiali".". La verità è che spesso ci lasciamo trasportare da sentimenti provocati in questo modo. 

L'esame di coscienza aiuta in tutto questo. Non si tratta dell'esame che precede la confessione sacramentale (per scoprire i peccati di cui dobbiamo essere accusati), ma dell'esame di coscienza. esame di coscienza generale alla fine della giornata. "Esame di coscienza generale della giornata: cosa è successo oggi nel mio cuore? Sono successe molte cose.... Quali, perché, quali tracce hanno lasciato nel cuore??".

Il terzo "ingrediente" del discernimento è il desiderio (cfr. Udienza generale del 12 ottobre 2022). Francesco prende questo termine non nel senso del desiderio del momento, ma nel senso della sua etimologia: de-sidusÈ importante sapere quali sono e come sono i nostri desideri, e assicurarsi che siano desideri grandi e operativi, perché a volte rimaniamo nelle nostre lamentele (cfr. Gv 5, 6 ss.), che piuttosto nanizzano o atrofizzano il desiderio.

Leggere la propria vita

In quarto luogo, Francesco si è soffermato sull'importanza, per il discernimento, di sapere "... cosa è importante per il discernimento".il libro della propria vita"La storia della nostra vita" (cfr. Udienza generale del 19 ottobre 2022). Se lo facciamo, saremo in grado di individuare tanti elementi "tossici" o pessimistici che ci frenano (non valgo niente, mi va tutto male, ecc.), magari con l'aiuto di qualcuno che ci aiuti a riconoscere anche le nostre qualità, le cose buone che Dio semina in noi. 

È bene avere un "approccio narrativo", non fermarsi a una singola azione, ma inserirla in un contesto: "Da dove viene questo pensiero? Quello che sento ora, da dove viene? Dove mi porta quello che sto pensando ora? L'ho già provato prima? È qualcosa di nuovo che mi arriva ora, o l'ho già incontrato prima? Perché è più insistente di altri? Cosa vuole dirmi la vita con questo?  

Desolazione e consolazione

In una seconda parte della catechesi, Francesco ha continuato a parlare della "materia" del discernimento, concentrandosi sul binomio desolazione-consolazione. Primo, desolazione (cfr. Udienza generale del 26 ottobre 2022) o tristezza spirituale.

Gestire la tristezza spirituale

La desolazione è stata definita come una "oscurità dell'anima" (Sant'Ignazio di Loyola), come una "tristezza" che non deve essere necessariamente cattiva. A volte ha a che fare con il rimorso per qualcosa di brutto che abbiamo fatto, ed è un invito a mettersi in cammino. In questi casi, come sottolinea San Tommaso, si tratta di un "dolore dell'anima", un avvertimento, come un semaforo rosso, a fermarsi. 

Altre volte", spiega Francesco, "può essere una tentazione con cui il diavolo vuole scoraggiarci sulla via del bene, per chiuderci in noi stessi e non farci fare nulla per gli altri: per paralizzarci nel lavoro o nello studio, nella preghiera, nella perseveranza nella propria vocazione. Gesù ci dà l'esempio di come respingere queste tentazioni con ferma determinazione (cfr. Mt 3,14-15; 4,11-11; 16,21-23). 

In ogni caso, dobbiamo chiederci cosa c'è alla radice di questa tristezza (cfr. Udienza generale del 16 novembre 2022), sapendo che Dio non ci abbandona mai e che con Lui possiamo vincere ogni tentazione (cfr. 1 Cor 10,13). Ma non prendete decisioni affrettate in queste situazioni. 

Dobbiamo imparare da questa desolazione e trarne vantaggio. "Infatti". -Se non c'è un po' di insoddisfazione, un po' di sana tristezza, una sana capacità di vivere nella solitudine e di stare con se stessi senza fuggire, corriamo il rischio di rimanere sempre alla superficie delle cose e di non entrare mai in contatto con il centro della nostra esistenza", avverte il Papa. 

Perciò, consiglia il Papa, non è bene rimanere in uno "stato di indifferenza" che ci renderebbe disumani a noi stessi e agli altri. Una "sana inquietudine" come quella sperimentata dai santi è buona. 

D'altra parte, la desolazione ci dà la possibilità di crescere, di maturare nella nostra capacità di donarci liberamente agli altri, senza cercare il nostro interesse o il nostro benessere. Nella preghiera dobbiamo imparare a stare con il Signore, mentre continuiamo a cercarlo, magari nel mezzo di quella tentazione o di quel vuoto che sperimentiamo. Ma senza abbandonare la preghiera, perché la sua risposta arriva sempre. 

Consolazioni vere e false 

Nella vita spirituale c'è anche la consolazione (cfr. Udienza generale del 23.11.2022), sotto forma di gioia, pace e armonia durature, che rafforzano la speranza e ci riempiono del coraggio di servire gli altri, come scrive Edith Stein.

Ma dobbiamo distinguere le consolazioni spirituali dalle false consolazioni, che possono essere rumorose e appariscenti, ma che sono entusiasmi passeggeri che cercano se stessi (interessi personali) piuttosto che cercare il Signore. Il discernimento ci aiuterà a distinguere le vere consolazioni (che portano una pace profonda e duratura) da quelle false. In quest'ultimo caso, il male può apparire fin dall'inizio, ad esempio sotto forma di evasione dai propri doveri; altre volte appare nel mezzo, magari cercando noi stessi; o alla fine, perché ci porta a trattare male gli altri.

Per questo motivo, sottolinea Francesco, dobbiamo imparare a distinguere i "beni" che possono essere apparenti, per cercare i veri beni che ci fanno crescere. Per tutto questo, è necessario esaminare la nostra coscienza ogni giorno: vedi cosa è successo oggi. Con attenzione alle conseguenze dei nostri affetti.

Verifica, monitoraggio, aiuto al discernimento

In una terza parte di queste catechesi, Francesco ci invita a guardare alla fase successiva alle decisioni prese, per confermare se sono state adeguate o meno (cfr. Udienza generale del 7 dicembre 2022). Abbiamo già visto l'importanza del passare del tempo in questo, e anche l'osservazione se queste decisioni ci portano una pace duratura.

Ad esempio, "se prendo la decisione di dedicare mezz'ora in più alla preghiera, e poi mi accorgo che vivo meglio gli altri momenti della giornata, sono più sereno, meno ansioso, svolgo il mio lavoro con più cura e piacere, anche i rapporti con alcune persone difficili diventano più facili...: tutti questi sono segni importanti che sostengono la bontà della decisione presa".. La vita spirituale è circolare: la bontà di una scelta è benefica per tutti gli ambiti della nostra vita. Perché è partecipazione alla creatività di Dio. 

Ci sono altri segni che possono confermare la bontà della scelta: il considerare la decisione come una risposta d'amore per il Signore (non nata per paura o per obbligo); il "sentirsi al proprio posto" (fa l'esempio dei due punti di Piazza San Pietro in Vaticano, da cui si allineano le colonne), cioè la crescita di ordine, integrazione ed energia; il dimorare interiore libero in quella situazione (senza avere un atteggiamento ossessivo o possessivo), rispettando e venerando Dio con fiducia.   

Guardare per non addormentarsi

Dopo la decisione, è importante anche l'atteggiamento di vigilanza (cfr. udienza generale, 14-XII-2022), per non assopirsi, non abituarsi, non lasciarsi trasportare dalla routine (cfr. Lc 12, 35-37). Questo è necessario, sottolinea il successore di Pietro, per garantire la perseveranza, la coerenza e il buon frutto delle nostre decisioni. 

Chi è troppo sicuro di sé perde l'umiltà e, per mancanza di vigilanza del cuore, può far rientrare il diavolo (cfr. Mt 12, 44 ss.). Questo può essere legato, sottolinea Francesco, a un cattivo orgoglio, alla presunzione di essere giusti, di essere buoni, di essere a proprio agio; a un'eccessiva fiducia in se stessi e non nella grazia di Dio. Abbiamo perso la paura di cadere e con essa l'umiltà... e finiamo per perdere tutto.

In breve, questo è il consiglio: "Vegliate sul vostro cuore, perché la vigilanza è segno di saggezza, è segno soprattutto di umiltà, perché abbiamo paura di cadere e l'umiltà è la via maestra della vita cristiana".

Il Vangelo in tasca

Nell'Udienza generale del 21 dicembre 2022, il Vescovo di Roma ha proposto alcuni aiuti per il discernimento, che sembra difficile o complicato, ma che è necessario. 

Gli aiuti principali sono la Parola di Dio e l'insegnamento della Chiesa. La Parola di Dio si trova nella Sacra Scrittura (soprattutto nella lettura assidua dei Vangeli) con l'aiuto dello Spirito Santo. 

Per questo Francesco insiste, come in altre occasioni, sul fatto che "Prendete il Vangelo, prendete la Bibbia in mano: cinque minuti al giorno, non di più. Portate un Vangelo in tasca, nella borsa e, quando viaggiate, prendetelo e leggetelo un po' durante il giorno, lasciando che la Parola di Dio si avvicini al vostro cuore.". 

Egli sottolinea anche, in accordo con l'esperienza dei santi, l'importanza di contemplare la passione del Signore e di vederla nel Crocifisso; di ricorrere alla Vergine Maria; di chiedere luce allo Spirito Santo (che è "discernimento in azione") e di affrontarla con fiducia, insieme al Padre e al Figlio.

Nell'ultima catechesi il Papa ha sottolineato l'importanza della guida spirituale e del farsi conoscere per conoscere se stessi e camminare nella vita spirituale.

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