Spagna

I vescovi spagnoli propongono di guardare ai migranti con occhi nuovi

È questo il messaggio dei vescovi spagnoli in vista della 107ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2021, che si celebra domenica 26 settembre.

Rafael Miner-21 settembre 2021-Tempo di lettura: 4 minuti
giornata del migrante

Superare la barriera del "loro" e osare pronunciare un nuovo "noi" che abbracci ogni essere umano, per "cercare la dignità che ci unisce e costruire così la fraternità". Nella presentazione della Giornata, che ha come motto "Verso un noi sempre più grande", José Cobo, vescovo ausiliare di Madrid e vescovo incaricato delle Migrazioni; il direttore del Dipartimento delle Migrazioni, il domenicano Xabier Gómez; il direttore del Dipartimento delle Migrazioni, il domenicano Xabier Gómeze la venezuelana Milagros Tobías, della parrocchia di Nuestra Señora del Camino (Madrid), madre di tre figli, di cui uno fisicamente disabile, che nella sua testimonianza ha definito "l'angelo che è entrato nella mia vita".

Monsignor José Cobo ha esordito ricordando il messaggio dei vescovi spagnoli prima di questa Giornata mondiale, in cui "il Papa ci pone di nuovo davanti all'orizzonte della fraternità e ci fa un nuovo invito in cui ci pone davanti il vaccino definitivo di cui la famiglia umana ha bisogno: lasciarsi alle spalle un 'noi' piccolo, ridotto dalle frontiere o dagli interessi politici o economici, per andare verso un 'noi' incluso nel sogno di Dio, in cui viviamo come fratelli condividendo la stessa dignità che Lui ci dà".

"È un movimento interiore", ha aggiunto, "che ci chiede di superare la barriera del 'loro', di osare pronunciare un nuovo 'noi' che abbracci ogni essere umano. È facile da capire per quelli di noi che pronunciano il Padre Nostro come la preghiera di Cristo in arrivo che ci mette nella disposizione di vivere come figli.

Il vescovo responsabile delle migrazioni ha sottolineato che "siamo tutti interconnessi, dipendiamo tutti l'uno dall'altro" e ha evidenziato che "non stiamo partendo da zero". Molte persone stanno lavorando affinché la società accolga il fenomeno migratorio con occhi nuovi".

Le persone vulnerabili continuano a chiamare

"Abbiamo avuto un anno complicato", continua il messaggio. "Con la pandemia, non dimentichiamo le drammatiche crisi migratorie, sia alle frontiere delle Isole Canarie che a Ceuta e Melilla. Le persone vulnerabili in movimento continuano a chiamare i nostri confini. Con loro sentiamo di essere insieme in un mondo afflitto da catastrofi, guerre e conseguenze del cambiamento climatico che continuano a costringere molti a lasciare la propria terra. Non smettiamo neppure di preoccuparci e di pregare per il dolore di coloro che, subito dopo essere arrivati, cercano di farsi strada nella nostra società, che in poco tempo ha notevolmente ampliato le sue disuguaglianze.

Cobo ha ribadito l'idea dell'interconnessione, di ciò che condividiamo. "In questo periodo abbiamo anche imparato a capire che siamo tutti interconnessi, che condividiamo un destino e un viaggio. Sappiamo che siamo sulla stessa barca in mezzo a molte tempeste, dove o stiamo insieme o periamo insieme".

Ma accanto alle tempeste, "lo Spirito Santo non cessa di offrirci uno sguardo ampio e speranzoso per poter tessere un futuro in cui ogni volta il 'noi' che pronunciamo, piccolo, limitato e ruotante attorno ai nostri interessi, si trasformi in un 'noi' fraterno ed evangelico, che ci lega e ci dà un orizzonte verso cui orientarci a partire dalle nostre diverse vocazioni".

La Chiesa si rivolge allo Stato

"Non possiamo coniugare un loro e un noi, dobbiamo cercare la dignità che ci unisce, e quindi costruire la fraternità. Non esistono persone di prima o seconda categoria, esistono persone umane. Questa Giornata ci chiede di fare tre sforzi", ha ribadito monsignor Cobo:

1) guardare con occhi nuovi alla migrazione.

2) guardare e ringraziare le comunità cristiane per gli sforzi che fanno per "accogliere insieme" chi arriva.

E 3) guardare all'intera società e "vedere la migrazione come un'ancora di salvezza per il futuro". La Chiesa vuole lavorare con lo Stato, con la società. Siamo esperti di umanità e generiamo spazi di accoglienza e spazi di incontro".

I vescovi della Sottocommissione per le migrazioni, che fa parte della Commissione episcopale per la pastorale sociale e la promozione umanaSpiegano che "per rispondere come 'noi', siamo chiamati a fare ogni sforzo per costruire, con tutti, un sistema che normalizzi la migrazione legale e sicura a lungo termine, e che sia pienamente fondato su un'etica basata sui diritti umani, sull'orizzonte della fratellanza universale e sul diritto internazionale".

"Questo ci apre", dicono, "al compito di contribuire a ricreare un modello di cittadinanza che favorisca una cultura dell'integrazione che impari anche a globalizzare la responsabilità di vivere insieme in questa casa comune". A titolo esemplificativo, si citano le proposte della Papa Francesco nel capitolo dedicato alla "migliore politica" dell'enciclica Fratelli tutti.

Il messaggio dei vescovi sottolinea "l'importanza del Global Compact sulle migrazioni e l'iniziativa di politiche internazionali che garantiscano questi diritti a partire da un "noi" inclusivo e ampio che guardi alla fraternità come "nuova frontiera". I cristiani fanno parte del "noi", sottolineano.

Aggiungono che "non possiamo lasciare soli i decisori, i governanti e coloro che gestiscono la crisi". È tempo di incorporare il grido di tanti e di abbracciare le impronte già segnate. Per questo motivo siamo grati per tutto il lavoro svolto in questo periodo da coloro che agiscono come ponti di speranza per tanti nelle loro comunità".

Globalizzazione della solidarietà

Il domenicano Xabier Gómez, direttore del dipartimento per le Migrazioni, ha ricordato le parole del Papa a Lampedusa nel 2013, quando ha sottolineato che si tratta di passare dalla globalizzazione dell'indifferenza alla globalizzazione della solidarietà, sottolineando anche che questa è la 107 Giornata mondiale, In altre parole, questo non è solo il messaggio di Papa Francesco, ma ci sono stati più di cento giorni, iniziati nel 1914. "Dobbiamo ripensare insieme un modello più inclusivo che non generi scarti", ha detto, "e cercare soluzioni globali e coordinate". "La Chiesa in Spagna non dorme", ha sottolineato, si occupa della "causa della vita dignitosa", di forgiare "una società più giusta, fraterna e ospitale".

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