Vaticano

Il Papa agli ucraini: "Vi sono ancora vicino".

Nove mesi dopo l'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, il Papa ha indirizzato una lettera al popolo ucraino in cui ha sottolineato che "non c'è giorno che non vi sia vicino e non vi porti nel mio cuore e nelle mie preghiere".

Maria José Atienza-25 novembre 2022-Tempo di lettura: 5 minuti
Guerra in Ucraina

Foto: Una bambina ucraina tiene in braccio il suo gatto nel villaggio di Moshchun, vicino a Kiev©CNS photo/Murad Sezer, Reuters

La Santa Sede ha pubblicato una lettera di Papa Francesco indirizzata al popolo ucraino in modo particolarmente affettuoso. Lungi dall'essere una lettera formale, la lettera del Papa esprime la sua paterna sofferenza di fronte alle morti e ai danni materiali e psicologici causati da questo conflitto, che dura da quasi un anno.

Il Papa afferma che "nella croce di Gesù oggi vedo voi, che soffrite il terrore scatenato da questa aggressione". Sì, la croce che ha torturato il Signore rivive nelle torture trovate sui cadaveri, nelle fosse comuni scoperte in varie città, in queste e in tante altre immagini cruente che sono entrate nelle nostre anime, che ci fanno gridare: perché?

Una domanda che il Santo Padre ha ripetuto spesso, come un grido al cielo, fin dall'inizio del conflitto. In questa lettera il Papa ricorda, con nomi e storie concrete, i giovani al fronte, le mogli che hanno abbandonato i loro mariti e la terribile realtà delle centinaia di bambini uccisi in questi mesi a causa della guerra.

Inoltre, continua il Papa, "vi resto vicino, con il mio cuore e la mia preghiera, con la preoccupazione umanitaria, perché vi sentiate accompagnati, perché non vi abituiate alla guerra, perché non siate lasciati soli oggi e soprattutto domani, quando potrebbe venire la tentazione di dimenticare le vostre sofferenze".

Con l'avvicinarsi dell'inverno e delle festività natalizie, il Papa sottolinea anche che "vorrei che l'affetto della Chiesa, la forza della preghiera, l'amore che tanti fratelli e sorelle di tutto il mondo provano per voi, fossero carezze sul vostro volto".

Testo completo della lettera (traduzione non ufficiale)

Cari fratelli e sorelle ucraini

Nella loro patria, da nove mesi, imperversa l'assurda follia della guerra. Nei loro cieli, il sinistro rombo delle esplosioni e il suono minaccioso delle sirene riecheggiano incessantemente. Le sue città sono martellate dalle bombe, mentre la raffica di missili provoca morte, distruzione e dolore, fame, sete e freddo. Nelle vostre strade molti sono dovuti fuggire, lasciandosi alle spalle case e affetti. Accanto ai vostri grandi fiumi scorrono ogni giorno fiumi di sangue e di lacrime.

Vorrei unire le mie lacrime alle tue e dirti che non c'è giorno in cui non ti sia vicino e non ti porti nel mio cuore e nella mia preghiera. Il vostro dolore è il mio dolore. Nella croce di Gesù oggi vedo voi, che soffrite il terrore scatenato da questa aggressione. Sì, la croce che ha torturato il Signore rivive nelle torture trovate sui cadaveri, nelle fosse comuni scoperte in varie città, in queste e in tante altre immagini cruente che sono entrate nelle nostre anime, che ci fanno gridare: perché, come possono gli uomini trattare così altri uomini?

Mi vengono in mente molte storie tragiche. Prima di tutto quelli dei più piccoli: quanti bambini uccisi, feriti o orfani, strappati alle loro madri! Piango con voi ogni piccolo che, a causa di questa guerra, ha perso la vita, come Kira a Odessa, come Lisa a Vinnytsia, e come centinaia di altri bambini: in ognuno di loro l'intera umanità è sconfitta. Ora sono nel grembo di Dio, vedono la vostra angoscia e pregano perché finisca. Ma come non provare angoscia per loro e per coloro, giovani e anziani, che sono stati deportati? Il dolore delle madri ucraine è incalcolabile.

Poi penso a voi, giovani uomini, che per difendere coraggiosamente la vostra patria avete dovuto mettere mano alle armi invece che ai sogni che avevate coltivato per il futuro; penso a voi, mogli, che avete perso i vostri mariti e che mordendovi le labbra continuate in silenzio, con dignità e determinazione, a fare tutti i sacrifici per i vostri figli; a voi, adulti, che cercate in tutti i modi di proteggere i vostri cari; a voi, anziani, che invece di un sereno tramonto siete stati gettati nella notte buia della guerra; a voi, donne, che avete subito violenza e portate grandi pesi nel cuore; a tutti voi, feriti nell'anima e nel corpo. Vi penso e vi sostengo con affetto e ammirazione per il modo in cui affrontate prove così dure.

E penso a voi, volontari, che vi spendete ogni giorno per la gente; a voi, pastori del popolo santo di Dio, che - spesso con grande rischio per la vostra stessa incolumità - siete rimasti vicini alla gente, portando il conforto di Dio e la solidarietà dei vostri fratelli e sorelle, trasformando creativamente luoghi comunitari e conventi in rifugi dove offrite ospitalità, soccorso e cibo a chi si trova in condizioni difficili. Penso anche ai rifugiati e agli sfollati interni, che sono lontani dalle loro case, molte delle quali distrutte; e alle Autorità, per le quali prego: su di loro ricade il dovere di governare il Paese in tempi tragici e di prendere decisioni lungimiranti per la pace e per lo sviluppo dell'economia durante la distruzione di tante infrastrutture vitali, sia in città che in campagna.

Cari fratelli e sorelle, in tutto questo mare di male e di dolore - a novant'anni dal terribile genocidio dell'Holodomor - mi stupisce il vostro buon ardore. Nonostante l'immensa tragedia che sta subendo, il popolo ucraino non si è mai perso d'animo né ha ceduto alla compassione. Il mondo ha riconosciuto un popolo audace e forte, un popolo che soffre e prega, piange e combatte, resiste e spera: un popolo nobile e martire. Vi resto vicino, con il mio cuore e la mia preghiera, con la preoccupazione umanitaria, perché vi sentiate accompagnati, perché non vi abituiate alla guerra, perché non siate lasciati soli oggi e soprattutto domani, quando potrebbe venire la tentazione di dimenticare la vostra sofferenza.

In questi mesi, in cui la rigidità del clima rende ancora più tragico ciò che state vivendo, vorrei che l'affetto della Chiesa, la forza della preghiera, l'amore che tanti fratelli e sorelle di tutte le latitudini provano per voi, fossero carezze sui vostri volti. Tra poche settimane sarà Natale e la sofferenza si farà sentire ancora di più. Ma vorrei tornare con voi a Betlemme, alla prova che la Sacra Famiglia ha dovuto affrontare in quella notte, che sembrava solo fredda e buia. Invece è arrivata la luce: non dagli uomini, ma da Dio; non dalla terra, ma dal cielo.

La sua e nostra Madre, la Vergine Maria, vegli su di voi. Al suo Cuore Immacolato, in unione con i Vescovi del mondo, consacro la Chiesa e l'umanità, specialmente il vostro Paese e la Russia. Al suo Cuore materno presento le vostre sofferenze e le vostre lacrime. A colei che, come ha scritto un grande figlio della vostra terra, "ha portato Dio nel nostro mondo", non stanchiamoci mai di chiederle il sospirato dono della pace, nella certezza che "nulla è impossibile a Dio" (Lc 1,37). Che realizzi le giuste aspettative dei vostri cuori, guarisca le vostre ferite e vi dia la sua consolazione. Sono con voi, prego per voi e vi chiedo di pregare per me.

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