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L’Iran: dall’antica Persia alla Repubblica islamica. Prima parte

Con questo articolo, Gerardo Ferrara inizia una serie in cui approfondisce le origini, la religione e la lingua dell'Iran di oggi, "un Paese dalla cultura millenaria, asse di un'antica civiltà e centro di un impero così vasto da essere considerato il primo impero globale".

Gerardo Ferrara-18 gennaio 2024-Tempo di lettura: 6 minuti

Donne iraniane durante una funzione religiosa in Iran ©OSV

Il Paese oggi noto come Iran è al centro dell’attenzione mondiale per la sua importanza strategica, ma soprattutto per il regime teocratico al potere dal 1979, la repressione interna dei diritti umani, la discriminazione nei confronti delle donne e le alleanze internazionali.
Non molti ricordano, tuttavia, che l’Iran è un Paese dalla cultura millenaria, fulcro di un’antica civiltà e centro di un impero così vasto da essere considerato il primo impero globale.
Spesso, inoltre, si confonde il popolo dell’Iran, il cui gruppo etnico predominante è quello persiano, di lingua indoeuropea, con gli arabi, popolo invece di lingua semitica e che in Iran rappresentano solamente l’1% della popolazione. Anche l’islam praticato in Iran, quello sciita, è particolare rispetto a quello sunnita, molto più diffuso nel mondo.

L’origine “ariana”

Il nome “Iran” è un termine “cognato”, cioè ha la medesima radice di “ariano”, in riferimento alla “terra degli ariani”. Curiosamente, la radice è la stessa di “Irlanda” (o “Eire”, in gaelico). Che cosa hanno in comune gli iraniani e gli irlandesi, potremmo chiederci? Ebbene, proprio il fatto di essere, come tutti gli “ariani” (termine famigerato ma che tecnicamente si riferisce alle antiche tribù ariane o indoarie stanziate in un primo momento nella regione corrispondente oggi a Iran e India ma che poi emigrarono anche in Europa) di lingua indoeuropea (celti, slavi, germani, indiani, persiani, armeni, greci e latini erano tutti popoli di lingua indoeuropea, così come lo sono i loro discendenti, tra cui italiani e spagnoli).
I linguisti concordano, infatti, tramite analisi linguistica comparativa, nel far risalire a una lingua “protoindoeuropea” tutti gli idiomi che oggi rientrano all’interno del ramo indoeuropeo, dal persiano, all’hindi, allo spagnolo, all’inglese, al tedesco, al russo, ecc.
Alcuni esempi di questa comune ascendenza sono i termini:

-Padre (italiano e spagnolo); pater (latino); patér (greco antico, moderno: patír); father (inglese); vater (tedesco); padar (persiano); pita (hindi);
-Madre (italiano e spagnolo); mater (latino); metér (greco antico, moderno: mitéra); mother (inglese); mutter (tedesco); madar (persiano); maata (sanscrito);

Altra incredibile assonanza (tra le tante) è: daughter (figlia, in inglese) con tochter (tedesco), thygatér (greco antico), dochtar (persiano).
Il toponimo “Iran” compare per la prima volta nei testi avestici (l’avestico, altro idioma indo-ario, è noto per essere la lingua liturgica dello Zoroastrismo e del suo libro sacro, l’Avesta) come “Aryana vaeža”, “Paese degli ariani”, poi evoluta in Eranshahr ed Eran. Fino al 1935, invece, il Paese era conosciuto in Occidente come Persia, nome derivato dal greco Persis, a sua volta proveniente dal toponimo dalla regione meridionale dell’Iran, Fars/Pars.

Alcuni dati

L’Iran è situato nel Vicino Oriente (Asia sudoccidentale), ha una superficie di 1.648.195 km² (diciassettesimo Paese più esteso del mondo) e una popolazione di circa 90 milioni di abitanti, di cui il 51% è di etnia persiana. Il secondo gruppo etnico, con il 24% circa della popolazione, sono gli azeri di lingua turca, cui seguono kurdi, baluci, armeni, turcomanni, arabi, assiri, georgiani e altri.
Le minoranze etniche in Iran, specie gli azeri, erano molto ben integrate prima della Rivoluzione islamica del 1979. Fino al periodo Pahlavi, infatti, l’identità del Paese non era esclusivamente persiana, bensì “sovra-etnica”, anche per la grande presenza, a livello politico e culturale, dell’elemento turco-azero. Gli attriti, semmai, cominciarono, specie tra l’elemento turcico e il persiano, dal XX secolo in poi, quando il nazionalismo (ideologia d’origine positivista e occidentale), più che il fondamentalismo islamico presente oggi, non giunse anche in Iran. In generale, però, nonostante i problemi passati e presenti, si può ancora affermare che l’Iran sia uno Stato multietnico e che vi sia discreta armonia tra le diverse comunità.

A livello religioso, invece, prevale (quasi in tutte le etnie) l’islam. Il 99% degli iraniani è musulmano (90% sciiti e 9% sunniti). Le minoranze non islamiche costituiscono meno dell’1%, in particolare cristiani, zoroastriani, ebrei, mandei, baha’i e Ahl-e Haqq (o yarsanisti, un’altra religione sincretica come mandeismo e bahaismo). Delle particolarità di queste religioni parleremo più avanti.

Un po’ di storia

L’Iran è un Paese dalle radici antichissime e dalla storia complessa e plurimillenaria. La presenza umana nella regione, infatti, è attestata fin dal Paleolitico inferiore (tra il decimo e il settimo millennio a.C.), con la fondazione dei primi villaggi che risale a circa cinquemila anni prima di Cristo.
Durante l’Età del bronzo, la regione fu sede di diverse civiltà, la cui più importante era Elam (gli elamiti sono citati anche nella Bibbia), che si svilupparono parallelamente a quella della Mesopotamia, ove troviamo prima i sumeri e poi gli assiro-babilonesi (questi ultimi di lingua semitica). Anche in Elam fu elaborata una scrittura cuneiforme dal III millennio a.C.
Nel II millennio a.C., gli antichi popoli iranici (medi, persiani e parti) giunsero nella regione, provenienti dalle steppe eurasiatiche, e si dispersero in un’area più ampia, rivaleggiando con i regni “pre-iranici” ma cadendo comunque, insieme a questi ultimi, sotto il dominio dell’Impero assiro che aveva sede nella Mesopotamia settentrionale, fino al 605 a.C.

L’Impero dei medi fu fondato nel 728 a.C., con capitale Ecbatana (la città menzionata nel libro anticotestamentario di Tobia), e arrivò a controllare quasi tutto il territorio dell’attuale Iran e l’Anatolia orientale.

Nel 550 a.C., Ciro il Grande, della dinastia dei Teispidi, conquistò l’Impero medio e fondò l’Impero achemenide, estendendo i propri domini a occidente fino alla Lidia, a Babilonia, all’Egitto, a parte dei Balcani e dell’Europa orientale, e a oriente fino al fiume Indo. È del 539 a.C., invece, la conquista dell’Impero neo-babilonese (vicende menzionate anche nella Bibbia).

Nel 522 a.C., Dario il Grande, della dinastia degli Achemenidi, s’impadronì del trono dopo la morte di Ciro per una caduta da cavallo. Fu lui il fondatore dell’Impero achemenide, per cui costruì una nuova capitale, Persepoli. Nella sua massima estensione, tale impero giunse a comprendere territori dell’odierno Iran e dell’Azerbaigian, l’Armenia, la Georgia, la Turchia (Anatolia), gran parte delle regioni costiere del Mar Nero, la Grecia settentrionale e la Bulgaria, gran parte del Vicino e Medio Oriente e dell’Asia centrale, la parte settentrionale della Penisola arabica, molte delle città dell’antico Egitto fino all’estremo ovest della Libia. Fu il più grande impero che il mondo avesse mai visto. Si stima che nel 480 a.C. vi abitassero 50 milioni di persone, il 44% della popolazione mondiale, la percentuale di popolazione mondiale in un unico Stato mai registrata nella storia.

L’impero achemenide è noto anche per la liberazione degli ebrei deportati a Babilonia, le numerose infrastrutture costruite, l’invenzione del Chapar (servizio postale) e l’utilizzo dell’aramaico imperiale (lingua semitica) come lingua ufficiale.

Un po’ come i greci e gli etruschi con i romani, anche gli assiri e i medi, sebbene sconfitti dai persiani, ebbero su di essi una notevole influenza culturale e religiosa, in particolare i medi, attraverso la casta sacerdotale dei magi zoroastriani, gli stessi di cui parla il Vangelo di Luca.

Furono i greci a porre fine all’epopea achemenide, in un primo momento con la rivolta greca sui confini occidentali, culminata nelle Guerre greco-persiane (V secolo a.C.), conclusesi con il ritiro dei persiani da tutti i territori dei Balcani e dell’Europa orientale, e posteriormente con la conquista di Alessandro Magno, nel 334 a.C., il quale sconfisse l’ultimo imperatore achemenide, Dario III. Dopo la morte di Alessandro, la Persia passò sotto il controllo dell’Impero ellenistico seleucide, poi di quello dei Parti fino al 224 d.C. e infine di quello sasanide.

Le forze arabo-islamiche, guidate dai califfi Rashidùn, estesero il loro dominio sulla regione persiana nel VII secolo d.C., grazie all’indebolimento dell’Impero sasanide causato da lotte intestine favorite anche dai costanti contrasti con il suo vicino e acerrimo rivale: l’Impero bizantino.

La Persia, infatti, ove proprio da ovest si stava diffondendo il cristianesimo con la forte opposizione, e persecuzione, degli ultimi sovrani sasanidi, si trovò sorprendentemente fragile di fronte all’avanzata delle truppe islamiche, con i nuovi governanti musulmani pronti a incoraggiare, spesso a imporre, la conversione religiosa alla nuova religione.

La conquista islamica dell’Iran ebbe un impatto duraturo sulla regione, portando a cambiamenti culturali, sociali e religiosi, tanto che il Paese divenne gradualmente un centro fondamentale della civiltà islamica, con la fusione di tradizioni persiane e musulmane che ha plasmato l’identità iraniana nel corso dei secoli producendo tra i più grandi poeti, artisti, filosofi e pensatori che l’islam abbia mai avuto, tra cui il celebre al-Khwarizmi (da cui il termine “algoritmo”), matematico, astronomo e geografo persiano, conosciuto come il padre dell’algebra, e l’ancor più famoso Jalal ad-Din Rumi, poeta universale.
Nei periodo successivi si susseguirono samanidi, turchi selgiuchidi, i Mongoli nel XII secolo, fino a Tamerlano e all’Impero timuride nel XIV secolo.

Nel XVI secolo, l’Impero safavide stabilì lo sciismo come religione di Stato, creando una caratteristica distintiva dell’identità iraniana.
Nel XVIII secolo l’ingerenza straniera portò a una divisione del Paese, con il declino dell’Impero.

Nel XX secolo, invece, l’Iran fu sotto l’occupazione britannica e sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale, un periodo di grande instabilità. Nel 1951, il Primo Ministro Mohammad Mossadeq nazionalizzò l’industria petrolifera, provocando una reazione internazionale cui seguì, nel 1953, un colpo di Stato ordito dagli Stati Uniti e dal Regno Unito depose Mossadeq, ripristinando il potere dello Shah, che lo stesso Mossadeq aveva costretto a lasciare il Paese.
Ma la svolta cruciale avvenne nel 1979 con la Rivoluzione islamica, guidata dall’Ayatollah Khomeini. Questi, con estrema arguzia, si mise a capo di tutte le opposizioni contro il regime dello Shah Reza Pahlavi, eliminandole poi tutte una volta preso il potere e trasformando l’Iran in una repubblica islamica. Negli anni ‘80, l’Iran si trovò coinvolto nella lunga e distruttiva guerra con l’Iraq, che causò tra uno e due milioni di morti. Le tensioni internazionali si acuirono, specialmente riguardo al programma nucleare.
Nel 2015, il Paese accettò un accordo sul nucleare con le potenze mondiali, portando a una riduzione delle sanzioni. Tuttavia, continua a essere coinvolto in questioni geopolitiche complesse nel Medio Oriente e nel mondo, mentre la sua popolazione giovane e istruita aspira a cambiamenti sociali ed economici che tardano ad arrivare.

L'autoreGerardo Ferrara

Scrittore, storico ed esperto di storia, politica e cultura del Medio Oriente.

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