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Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme: "Dobbiamo lavorare per la cessazione delle ostilità".

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, è tornato in Terra Santa il 9 ottobre. Da una Città Santa molto cambiata, risponde alle domande di Omnes.

Federico Piana-16 ottobre 2023-Tempo di lettura: 2 minuti

Pierbattista Pizzaballa ©CNS photo/Carol Glatz

"In questo momento dobbiamo solo pregare". Il cardinale Pierbattista Pizzaballa è consapevole che la situazione in Terra Santa si sta complicando di giorno in giorno. Forse come mai prima d'ora. Il Patriarca latino di Gerusalemme risponde alle domande di Omnes da una Città Santa che lui stesso descrive come quasi paralizzata. "La maggior parte delle attività sono sospese, le scuole sono chiuse. Solo chi è costretto a lasciare le proprie case esce. È una situazione surreale, in cui dominano tensione, paura e nervosismo", dice con voce preoccupata.

Colto da una terribile sorpresa

Rabbia, odio, risentimento e desiderio di vendetta sono i sentimenti che attraversano come un fiume in piena sia la popolazione israeliana che quella palestinese, con motivazioni ovviamente opposte. Il racconto del cardinale è straziante: "Quello che stiamo vivendo non può essere definito un'escalation di violenza. È qualcosa di diverso. È un grande salto, doloroso, incredibile, a cui nessuno era preparato. È stata una terribile sorpresa.

Speranza eclissata

Così com'è, la speranza sembra quasi eclissata. Il Patriarca non ne fa mistero quando chiarisce le sue parole e dice che purtroppo "parlare di speranza è complicato. Ora dobbiamo lavorare per la cessazione delle ostilità. Solo allora sarà possibile ricostruire, partendo dalle tante macerie, prima di tutto umane, che questa situazione sta creando. Ma ci vorrà molto tempo", ha detto.

Ripercussioni anche per la Chiesa

La guerra in Terra Santa non risparmia ripercussioni nemmeno alla Chiesa. Le attività della Chiesa", dice Pizzaballa, "sono ridotte al minimo. Certo, continuiamo a pregare e a celebrare la Santa Messa, anche se non tutti possono partecipare, perché i territori palestinesi sono chiusi. Continuiamo anche a garantire i servizi umanitari".

Il difficile percorso della diplomazia

Per ora, il cardinale non vede molto spazio per le manovre diplomatiche perché, spiega, "è ancora presto: siamo ancora nel cuore della tensione militare, delle emozioni. Forse tra qualche giorno sarà più facile individuare un interlocutore e dei canali di comunicazione". L'impegno di Pizzaballa su questo fronte è quello di "cercare di ricostruire i rapporti, parlare con i vari leader religiosi e individuare possibili vie di confronto", dice.

L'appello alla comunità internazionale

Il Patriarca latino di Gerusalemme ha poi lanciato un appello alla comunità internazionale: "Deve impegnarsi immediatamente in una de-escalation di questo conflitto, perché se dovesse continuare, il rischio che si diffonda sarebbe quasi certo. Sarebbe una tragedia enorme che andrebbe ben oltre questi confini".

L'autoreFederico Piana

 Giornalista. Lavora per la Radio Vaticana e collabora con L'Osservatore Romano.

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