Vaticano

La giustizia come disposizione del cuore

Sono state adottate alcune misure di riforma in ambito giudiziario nello Stato della Città del Vaticano e in relazione alle norme penali previste dal Libro VI del Codice di Diritto Canonico. Il Papa ricorda il carattere misericordioso dell'amministrazione della giustizia.

Giovanni Tridente-29 marzo 2020-Tempo di lettura: 5 minuti
Un momento dell'inaugurazione dell'anno giudiziario vaticano.

Papa Francesco ha stabilito un nuovo ordinamento giudiziario per lo Stato della Città del Vaticano, abrogando e sostituendo la precedente legge (CXIX), che risaliva a più di trent'anni fa (1987), sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II. Entrerà in vigore subito dopo Pasqua.

Il provvedimento legislativo CCCLI (351) prevede, in sintesi, una maggiore indipendenza per i magistrati che operano nel piccolo Stato, garantisce una più netta separazione tra magistratura inquirente e giudicante e, di fatto, semplifica l'intero sistema giudiziario.

Aumentare l'efficienza

Questa iniziativa del pontefice si è resa necessaria anche per integrare tutti i cambiamenti adottati nel corso degli anni, anche durante il pontificato di Benedetto XVI, soprattutto in ambito economico e finanziario, ma anche in ambito penale (ad esempio, nel campo degli abusi sui minori da parte del clero), e nelle varie adesioni del Vaticano alle convenzioni internazionali. La Sala Stampa della Santa Sede ha infatti parlato di adeguamento "all'attuale contesto storico e istituzionale, che richiede una crescente efficienza"..

Gli organi giudiziari, quindi, saranno indipendenti e gerarchicamente soggetti solo al Sommo Pontefice e alla legge, esercitando le loro funzioni con imparzialità. Per questo motivo, i giudici hanno una propria polizia giudiziaria (servizio che continua ad essere svolto dal Corpo della Gendarmeria), e tutti i magistrati ordinari acquisiscono la cittadinanza vaticana per il periodo del loro servizio.

La decisione di Papa Francesco stabilisce inoltre che almeno uno dei giudici del Tribunale debba prestare servizio a tempo pieno e in via esclusiva, e introduce come requisito per la nomina pontificia dei giudici, sia del Tribunale che della Corte d'Appello e in parte della Cassazione, che siano, ad esempio, professori universitari - che quindi già percepiscono uno stipendio in un'altra istituzione - per garantire una maggiore indipendenza nell'esercizio delle funzioni giudiziarie al servizio dello Stato.

La nuova legge introduce novità specifiche per quanto riguarda gli avvocati, che per essere iscritti all'albo vaticano devono ottenere anche l'abilitazione forense nello Stato di residenza, mentre in precedenza era sufficiente il solo titolo civile, pur mantenendo la necessità di conoscere il diritto canonico e vaticano. Le sanzioni disciplinari sono introdotte nei loro confronti in caso di comportamenti o atteggiamenti scorretti nei confronti di qualsiasi organismo nell'esercizio della loro professione.

Per la prima volta, vengono indicate regole distinte per l'Ufficio del Promotore di Giustizia (i magistrati che rappresentano l'accusa), distinguendo tra magistratura giudicante e inquirente, in modo che quest'ultima mantenga autonomia e indipendenza nell'esercizio delle sue funzioni.

Inoltre, i capi dei Dicasteri della Curia romana e di altri organi della Santa Sede, così come il Governatorato, possono difendere le rispettive amministrazioni davanti alle autorità giudiziarie a tutti i livelli. Come ultima disposizione, il Papa ha deciso che l'anno giudiziario inizierà il 1° gennaio, rendendolo equivalente all'anno solare.

Equilibrio tra vecchio e nuovo

Commentando queste nuove regole, il presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Giuseppe Pignatone - noto magistrato italiano che ha coordinato importanti indagini che hanno portato all'arresto di mafiosi, e che è sempre stato in prima linea contro la corruzione, e che il Papa ha scelto per questo incarico nell'ottobre dello scorso anno, da poco in pensione in Italia - ha ricordato proprio le parole del pontefice pronunciate in occasione dell'ultima inaugurazione dell'anno giudiziario, lo scorso febbraio.

Vale a dire, che insieme all'impegno "personale, generoso e responsabile". dei magistrati, è opportuno garantire "istituzioni adeguate, in grado di garantire efficienza e tempestività"..

Ha poi sottolineato che l'interpretazione e l'applicazione di queste leggi dovrebbe rispettare "la specificità del diritto vaticano".La prima fonte normativa e il primo criterio di riferimento interpretativo all'interno della Chiesa rimane l'ordinamento canonico. "Questo equilibrio tra antico e moderno è la peculiarità dell'attuale momento storico e anche un ulteriore motivo di impegno per noi giudici".ha concluso.

Virtù e misericordia

Il discorso del Papa di quest'anno al personale del Tribunale dello Stato Vaticano, tenutosi a metà febbraio, ha avuto un carattere piuttosto spirituale nella parte introduttiva, attraverso la quale il Santo Padre ha presentato ai giudici, agli avvocati e ai collaboratori l'esempio di giustizia proposto da Gesù nel Vangelo, non come una "un semplice insieme di regole tecnicamente applicate, ma una disposizione del cuore che guida chi ha responsabilità"..

Ha quindi invitato i presenti a una continua conversione personale, perché questo è "l'unica giustizia che genera giustiziaMa deve essere accompagnata dalle virtù cardinali come la prudenza, la fortezza e la temperanza. Oltre a saper distinguere il vero dal falso e ad attribuire a ciascuno il suo, un buon giudice è colui che sa essere moderato ed equilibrato nella valutazione dei fatti, libero di decidere in coscienza e capace di resistere alle pressioni e alle passioni.

Non deve essere dimenticato, ha detto, "che nel vostro impegno quotidiano vi trovate spesso di fronte a persone che hanno fame e sete di giustizia".che soffrono, "a volte preda dell'angoscia e della disperazione esistenziale".Quindi, le risposte giuste saranno trovate "scavare nella complessità delle vicende umane"., "combinare la correttezza delle leggi con quel pizzico di misericordia in più che Gesù ci ha insegnato".. Proprio perché la misericordia così intesa è la pienezza della giustizia.

In quell'occasione Papa Francesco ha fatto riferimento anche alle riforme che la Santa Sede ha realizzato in ambito giudiziario nel corso degli anni - e che ora hanno portato al nuovo sistema giudiziario che abbiamo illustrato - ricordando che esse fanno parte del nuovo sistema giudiziario. "integrale ed essenziale". dell'attività ministeriale della Chiesa, in quanto si occupano delle condizioni delle persone più svantaggiate e di quelle che sono state "calpestati nella loro dignità umana e considerati invisibili e scartati"..

Riforma del diritto penale

A una settimana dall'inaugurazione dell'anno giudiziario vaticano, Papa Francesco ha ricevuto in udienza per la prima volta i partecipanti alla sessione plenaria del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, presieduta dall'arcivescovo Filippo Iannone, carmelitano, che era stata dedicata allo schema della revisione del Libro VI del Codice di Diritto Canonico, sulle sanzioni nella Chiesa, iniziata molti anni fa e finalmente conclusa.

La pubblicazione del testo riformato non è prevista prima di giugno. Anche in questo caso era diventato necessario che la legislazione penale nella Chiesa fosse "più organica e in linea con le nuove situazioni e problematiche dell'attuale contesto socio-culturale".e offrire strumenti più agili per supportarne l'implementazione.

Impronta pastorale della giustizia

Anche in questo caso, il Pontefice ha ricordato che nella Chiesa la norma giuridica ha un ruolo necessario ma subordinato alla preminenza della Parola di Dio e dei sacramenti, e deve essere sempre al servizio della comunione. La legge nella Chiesa, infatti, ha una natura strumentale. "al fine di salus animarum"sapendo che la giustizia deve essere sempre affermata e garantita senza dimenticare la sua natura pastorale.

A questo proposito, il Papa ha ricordato, "Il ruolo di giudice ha sempre un'impronta pastorale, nella misura in cui è finalizzato alla comunione tra i membri del popolo di Dio".. E lo stesso vale per la sanzione canonica, che persegue "non solo una funzione di rispetto della legge, ma anche di riparazione e soprattutto di bene del colpevole".. Ha quindi "carattere marcatamente medicinale". e quindi rappresenta "un mezzo positivo per la realizzazione del Regno, per ricostruire la giustizia nella comunità dei fedeli, chiamati alla santificazione personale e comune"..

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