Vaticano

"Dobbiamo riflettere sulla nostra fragilità".

Papa Francesco ha detto durante la catechesi dell'udienza generale di mercoledì che "camminare secondo lo Spirito non è solo un'azione individuale: riguarda anche la comunità nel suo insieme".

David Fernández Alonso-3 novembre 2021-Tempo di lettura: 3 minuti
udienza del papa

Foto: ©2021 Catholic News Service / Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti.

Papa Francesco ha proseguito la catechesi sulla Lettera ai Galati, soffermandosi sul passo in cui "San Paolo esorta i cristiani a camminare secondo lo Spirito Santo (cfr 5,16.25). Infatti, credere in Gesù significa seguirlo, seguirlo nel suo cammino, come fecero i primi discepoli. E significa allo stesso tempo evitare la via opposta, la via dell'egoismo, la via della ricerca del proprio interesse, che l'apostolo chiama "concupiscenza della carne" (v. 16). Lo Spirito è la guida di questo cammino sulla via di Cristo, un cammino meraviglioso ma anche faticoso, che inizia con il Battesimo e dura tutta la vita. Pensiamo a una lunga camminata per raggiungere la cima di una montagna: è affascinante, la meta ci attrae, ma richiede molto sforzo e tenacia.

"Questa immagine", ha detto Francesco, "può essere utile per arrivare al cuore delle parole dell'apostolo: 'camminate secondo lo Spirito', 'fatevi guidare' da lui. Sono espressioni che indicano un'azione, un movimento, un dinamismo che ci impedisce di fermarci alle prime difficoltà, ma ci spinge a confidare nella "potenza che viene dall'alto" (Pastore di Erma, 43, 21). Seguendo questo percorso, il cristiano acquisisce una visione positiva della vita. Questo non significa che il male presente nel mondo sia scomparso, o che siano scomparsi gli impulsi negativi dell'egoismo e dell'orgoglio; significa piuttosto che credere in Dio è sempre più forte della nostra resistenza e più grande dei nostri peccati.

"Esortando i Galati a camminare in questo modo, l'apostolo si mette al loro livello. Abbandona il verbo imperativo - "cammina" (v. 16) - e usa il "noi" dell'indicativo: "operiamo anche noi secondo lo Spirito" (v. 25). Come a dire: stiamo sulla stessa linea e lasciamoci guidare dallo Spirito Santo. Paolo riteneva che questa esortazione fosse necessaria anche per se stesso. Pur sapendo che Cristo vive in lui (cfr. 2,20), è anche convinto di non aver ancora raggiunto la meta, la cima del monte (cfr. Fil 3,12). L'apostolo non si pone al di sopra della sua comunità, ma si mette in mezzo al cammino di tutti, per dare un esempio concreto di quanto sia necessario obbedire a Dio e corrispondere sempre più e sempre meglio alla guida dello Spirito".

Il Papa ha poi fatto riferimento al fatto che questo "camminare secondo lo Spirito non è solo un'azione individuale: riguarda anche la comunità nel suo insieme". Infatti, costruire la comunità lungo il percorso indicato dall'Apostolo è entusiasmante, ma faticoso. Le "concupiscenze della carne", cioè l'invidia, i pregiudizi, le ipocrisie, i rancori, si fanno ancora sentire e ricorrere a una rigidità prescrittiva può essere una facile tentazione, ma così facendo si uscirebbe dal sentiero della libertà e, invece di salire in alto, si tornerebbe giù. Camminare sulla via dello Spirito richiede innanzitutto di dare spazio alla grazia e alla carità. Paolo, dopo aver fatto sentire la sua voce con severità, invita i Galati a prendere in mano le reciproche difficoltà e, se uno di loro sbaglia, a usare la dolcezza (cfr. 5,22). Ascoltiamo le sue parole: "Fratelli, se qualcuno sbaglia, voi che siete spirituali correggetelo in spirito di dolcezza, e fate attenzione a voi stessi, perché anche voi potete essere tentati". Aiutatevi a vicenda a portare i vostri pesi" (6:1-2).

"Infatti", ha concluso Francesco, "quando siamo tentati di giudicare male gli altri, come spesso accade, dobbiamo soprattutto riflettere sulla nostra fragilità. È bene chiedersi cosa ci spinge a correggere un fratello o una sorella, e se non siamo in qualche modo corresponsabili del loro errore. Lo Spirito Santo, oltre a donarci la mitezza, ci invita alla solidarietà, a portare i pesi degli altri. Quanti pesi sono presenti nella vita di una persona: la malattia, la mancanza di lavoro, la solitudine, il dolore... E quante altre prove richiedono la vicinanza e l'amore dei fratelli! Ci possono aiutare anche le parole di Sant'Agostino quando commenta questo stesso passo: "Perciò, fratelli, se un uomo è coinvolto in qualche colpa, [...], istruitelo con spirito di mitezza. E se alzate la voce, che ci sia amore dentro di voi. Se esorti, se accarezzi, se correggi, se ti mostri severo: ama e fai quello che vuoi" (Sermoni 163/B 3). La regola suprema della correzione fraterna è l'amore: volere il bene dei fratelli e delle sorelle.

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