Spagna

César García Magán: "Vengo per ascoltare, imparare e contribuire".

Il nuovo Segretario generale della Conferenza episcopale spagnola ha fatto il suo primo saluto pubblico dopo essere stato eletto. César García Magán si è presentato "con la sorpresa e la novità di questo nuovo servizio che i miei fratelli vescovi mi hanno affidato".

Maria José Atienza-23 novembre 2022-Tempo di lettura: 2 minuti
cesar garcia magan

Foto: César García Magán alla sua prima apparizione ©CEE

Nelle sue prime parole, il Vescovo ausiliare di Toledo ha sottolineato la novità di questo incarico per lui. Pur avendo una lunga carriera al servizio della Chiesa nella Santa Sede, "non ho lavorato direttamente nella Conferenza episcopale spagnola".

Mons. César García Magán Egli raccoglie questa sfida "con un sentimento di gratitudine e di responsabilità, che voglio tradurre in dedizione, in un servizio di lavoro per tutte le Chiese particolari di Spagna e per tutte le realtà ecclesiali". Ha voluto anche sottolineare il "sentimento di sincera collaborazione con loro e con tutte le esigenze delle Chiese particolari, della vita consacrata, delle realtà apostoliche, dei movimenti, con tutti i laici che costituiscono la maggior parte della Chiesa in Spagna".

Sto iniziando un periodo di apprendimento", ha sottolineato il nuovo Segretario generale, "sono qui per ascoltare, imparare e fare la mia parte per aiutare in questo compito".

Il vescovo ausiliare di Toledo ha anche risposto a diverse domande dei giornalisti presenti. In queste risposte ha chiarito, tra l'altro, che "il rapporto con il governo non è nuovo", "è un processo in corso, ci sono dialoghi aperti", ha tenuto a precisare.

Il nuovo Segretario generale ha aggiunto che "si può sempre intensificare e migliorare", ma ha voluto precisare che, in questo ambito, l'interlocutore del governo è il Presidente della Conferenza episcopale.

Ha anche ricordato la sua carriera diplomatica al servizio della Santa Sede che, per il nuovo Segretario, "è una buona scuola, una scuola esigente" e anche "mi ha aiutato ad andare con i 'fari alti' sulla strada e a guardare la Chiesa con un orizzonte di universalità e questo dà molta speranza".

García Magán si è detto riluttante a essere "etichettato" come conservatore o progressista, affermando che "nel Vangelo o nella Laborem exercens di San Giovanni Paolo II troviamo proposte che possiamo definire rivoluzionarie".

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