La globalizzazione della trappola

La corruzione può essere combattuta anche con la prevenzione, le sanzioni e le penalità. C'è qualcosa che non va quando in famiglia, a scuola o tra amici, nessuno corregge e nessuno dà indicazioni, o quando i principi di vita non vengono trasmessi con il buon esempio.

18 aprile 2017-Tempo di lettura: 2 minuti

La corruzione non ha limiti o condizioni, né ideologie. Lo dimostrano i milioni di tangenti, bustarelle e doppi pagamenti effettuati dalla transnazionale brasiliana Odebrecht, in cambio dell'aggiudicazione di importanti appalti di lavori pubblici in una dozzina di Paesi dell'America Latina.

Un caso senza precedenti che mette in luce la globalizzazione dell'imbroglio, in cui sono coinvolti politici e governi di varia estrazione, ma anche imprenditori, banchieri e pubblicitari. Mentre le indagini procedono, cresce anche l'indignazione dell'opinione pubblica, che chiede leggi drastiche per fermare e punire i corrotti: niente li ferma, perché per loro "La legge è fatta la legge è fatta la trappola".

La condanna e la denuncia della corruzione nel governo dovrebbero essere estese al settore privato che, come nel caso Odebrecht, mostra il rapporto tra le esigenze pubbliche e le offerte del settore privato. Un rapporto in cui si scoprono reti su larga scala e che alla fine deve concentrarsi sul degrado individuale, sulla mancanza di valori e di rispetto per le persone che guidano e prendono decisioni.

Come nel caso delle droghe, la corruzione viene combattuta anche attraverso la prevenzione, la punizione e la penalizzazione. Due mali simili che compromettono essenzialmente la formazione umana, il carattere e la coscienza sociale di ogni persona. Come il flirt con la droga può iniziare con la marijuana, così il flirt con la corruzione inizia con l'imbroglio a scuola, la menzogna a casa, il doppio gioco con gli amici e il cinismo nel gioco d'azzardo.

È comprensibile che qualcosa non vada quando nell'ambiente familiare, scolastico o amicale nessuno corregge, nessuno guida o semplicemente osserva il bugiardo e l'avvantaggiato come un bambino o un ragazzo intelligente o addirittura sveglio per le sfide di questo mondo che cambia. C'è qualcosa che non va quando i principi di vita non vengono trasmessi dal buon esempio di genitori, insegnanti e adulti.

Forse per tutte queste ragioni, Papa Francesco definisce la corruzione come "un male più grande del peccato" e come "un processo di morte", qualcosa di poco dignitoso che piega la volontà alla "Dio denaro, Dio benessere e Dio sfruttamento". Un mondo di tenebre dal quale, secondo Francesco, l'unica via d'uscita è il servizio sincero e trasparente agli altri.

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