Accompagnare i giovani cattolici europei; guardarli con simpatia e fiducia.

9 maggio 2017-Tempo di lettura: 3 minuti

Di fronte alla cultura del nulla, che non ha quasi nulla da dire ai giovani, l'educatore cristiano deve guardare ai giovani con simpatia e fiducia e mostrare loro Cristo.

- Mons. Juan José Omella

Arcivescovo di Barcellona

A marzo si è tenuto a Barcellona il simposio sull'accompagnamento dei giovani organizzato dal Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (CCEE). A questo incontro hanno partecipato 275 esperti di tutta Europa nei settori legati all'accompagnamento dei giovani nelle diverse conferenze episcopali: giovani, vocazioni, università, insegnamento e catechesi. Oltre alle presentazioni degli esperti di accompagnamento, c'è stato uno scambio di esperienze di buone pratiche dei vari movimenti e iniziative pastorali europei presenti, nonché la testimonianza dei giovani.

Ho avuto l'onore di partecipare alla sessione inaugurale nell'Aula Magna del Seminario Conciliare di Barcellona, insieme all'arcivescovo di Valencia, il cardinale Antonio Cañizares, e all'arcivescovo di Westminster, il cardinale Vincent Nichols. Nel mio discorso ho dato il benvenuto a tutti i partecipanti alla nostra città, ricordando alcune parole di Papa Francesco, che hanno fatto da cornice all'attività di questo simposio: "Significa anche prenderli sul serio nella loro difficoltà a decifrare la realtà in cui vivono e a trasformare un annuncio ricevuto in gesti e parole, nello sforzo quotidiano di costruire la propria storia e nella ricerca più o meno consapevole di un senso per la propria vita"..

A proposito di questo accompagnamento dei giovani, il cardinale Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, ha tenuto una bella riflessione dal titolo Evangelizzazione e buone pratiche di accompagnamento. Nel suo discorso ha sottolineato che "Accompagnare significa condurre la persona nella profondità della sua esistenza, per scoprire la presenza di una chiamata alla verità, la chiave per realizzare la libertà, che permette di andare oltre se stessi per affidarsi pienamente al misterioso disegno di Dio che dà senso e significato alla vita. Le vocazioni non si basano sulle qualità che si possiedono, anzi si può dire il contrario: la corrispondenza a una vocazione consiste nel dare valore e sostegno a tutto ciò che già si è. Aiutare a scoprire il primato di Dio nella nostra vita e la potenza della sua grazia sono i mezzi con cui possiamo contribuire consapevolmente a dirigere la nostra esistenza"..

Queste giornate di lavoro sono state accompagnate da momenti di intensa preghiera, che hanno raggiunto il loro culmine nell'Eucaristia celebrata nella Sagrada Familia giovedì 30 marzo, presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente del CCEE. In precedenza, esperti dell'opera di Antoni Gaudí, lo scultore Etsuro Sotoo e il teologo Armand Puig, hanno introdotto i presenti al percorso di bellezza per l'evangelizzazione dei giovani e hanno effettuato una visita guidata alla Sagrada Família.

Un altro momento memorabile che vorrei sottolineare è stata la fiera delle buone pratiche nel campo dell'evangelizzazione e dell'accompagnamento dei giovani. Si è trattato di una splendida occasione, che ha permesso un ricco scambio di proposte e suggerimenti attraverso l'esposizione di varie iniziative realizzate in Europa da diversi movimenti giovanili, congregazioni religiose e diocesi. Queste iniziative sono state selezionate in vista della loro applicazione nel contesto socio-culturale europeo.

Infine, vorrei condividere con voi e fare mie le parole pronunciate dal cardinale Angelo Bagnasco nella sessione conclusiva del simposio, che credo riassumano il lavoro svolto. Il cardinale ha fatto riferimento alla figura dell'educatore nel contesto odierno, caratterizzato da "La cultura del nulla". L'educatore cristiano deve soprattutto guardare a Cristo, il vero e unico maestro. Mentre la cultura contemporanea sembra "non avendo nulla da dire ai giovani, nulla di significativo che animi i loro cuori e realizzi la loro esistenza".Tuttavia, nella persona di Gesù "tutte le virtù umane risplendono in modo eminente, risplende la piena umanità dell'uomo, quell'umanità che la nostra epoca rischia di non riconoscere e di ridurre la persona a uno stato liquido".

Guardiamo alle giovani generazioni con grande simpatia e fiducia: "Spetterà a loro essere i nuovi evangelizzatori, convinti che evangelizzare oggi significhi insegnare alle persone l'arte di vivere! Il nostro è un tempo particolarmente arduo, è l'ora che la Provvidenza ci ha dato e che noi abbracciamo con fiducia e amore.

Infine, vorrei cogliere l'occasione offerta dalla rivista Palabra per ringraziare gli organizzatori e i partecipanti per il loro lavoro. Confido che tutti insieme abbiamo contribuito a trovare modi per aiutare a rivitalizzare la pastorale giovanile e vocazionale nella nostra Chiesa, in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale convocato da Papa Francesco per l'ottobre 2018.

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