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Nuovi santi a Roma e IV centenario della canonizzazione di sant’Isidro

Papa Francesco canonizza oggi a Roma dieci nuovi beati, tra cui Charles de Foucauld e il carmelitano olandese Titus Brandsma. Allo stesso tempo, inizia oggi a Madrid l'Anno giubilare di sant'Isidro Labrador, che si concluderà nel 2023.  A questo proposito Il cardinale Carlos Osoro raccomanda: "Vi invito a ricordare la sua vita, a compiere un pellegrinaggio alla sua tomba e a quella di sua moglie, Santa Maria de la Cabeza, e di pregare colà".

Omnes·12 de septiembre de 2022·Tiempo de lectura: 5 minutos
santos

Testo originale del articolo in spagnolo qui

Questa domenica in Piazza San Pietro a Roma il Santo Padre canonizzerà dieci nuovi santi, tra cui il primo uruguaiano, la suora italo-uruguaiana Maria Francesca di Gesù, nata Anna Maria Rubatto (1844-1904), che visse parte della sua vita in Sud America, morì a Montevideo, e fu la fondatrice delle Terziarie Cappuccine di Loano.

Numerosi fedeli provenienti da diversi paesi parteciperanno alla cerimonia, nella quale saranno canonizzati anche il sacerdote diocesano francese Charles de Foucauld (1858-1916), «povero tra i poveri», il giornalista carmelitano olandese Tito Brandsma, assassinato nel campo di sterminio Dachau nazista nel 1942, e Lázaro, martire indiano del diciottesimo secolo, ucciso in odio alla fede. 

Come riportato da Omnes, un gruppo di giornalisti ha chiesto a papa Francesco di nominare patrono dei giornalisti il santo carmelitano olandese insieme a san Francesco di Sales. Per loro Brandsma ha incarnato i valori del giornalismo di pace inteso come servizio a tutte le persone.

Tra i nuovi santi troviamo anche altre Marie. Maria Rivier, fondatrice della Congregazione delle Sorelle della Presentazione di Maria; María de Jesús (nata Carolina Santocanale), fondatrice della Congregazione delle Suore Cappuccine dell’Immacolata Concezione di Lourdes; e Maria Domenica Mantovani, cofondatrice e prima superiora generale dell’Istituto delle Piccole Sorelle della Sacra Famiglia.

Tracciando un profilo dei tre Beati che si sono aggiunti ai precedenti sette previsti per la canonizzazione, il cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha detto che “I santi sono nostri fratelli e sorelle che hanno accolto la luce di Dio nel loro cuore e l’hanno trasmessa al mondo, ciascuno a modo suo”. Riguardo a Tito Brandsma, ad esempio, il cardinale Semeraro ha sottolineato che è morto da martire nel campo di concentramento di Dachau, «dopo aver studiato a fondo l’ideologia nazista, intravisto i suoi pericoli e criticato il suo approccio antiumano».

Il Quarto centenario di una grande canonizzazione 

Il 12 marzo 1622, 400 anni fa, papa Gregorio XV canonizzava solennemente cinque santi che nel tempo sarebbero stati riconosciuti come grandi figure della storia della Chiesa: san Filippo Neri, santa Teresa di Gesù, sant’Ignazio di Loyola, san Francesco Saverio e Sant’Isidro Labrador.

“Si diffuse tra gli italiani la notizia, forse mossa da una certa invidia, che quel giorno il papa aveva canonizzato quattro spagnoli e un santo. Quel che è certo è che, dei cinque nuovi santi, quattro erano relativamente contemporanei, mentre il culto che si tributava a sant’Isidro veniva da secoli addietro», scrive in Omnes Alberto Fernández Sánchez, delegato episcopale per le Cause dei Santi dell’arcidiocesi di Madrid.

Infatti, «quest’anno 2022 segna il quarto centenario di questo grande evento per la Chiesa e inoltre anche della devozione popolare tributata a sant’Isidro Labrador in occasione dell’850° anniversario dalla sua morte, avvenuta secondo le fonti nell’anno 1172», aggiunge il delegato episcopale.

Per celebrare questo anniversario, la Santa Sede ha concesso all’arcidiocesi di Madrid un Anno giubilare di Sant’Isidro, che durerà da oggi, 15 maggio, fino allo stesso giorno del prossimo anno.

“In una società così bisognosa di modelli di vita familiare, sant’Isidro, insieme alla moglie, Santa María de la Cabeza, e al loro figlio, Illán, si pongono per noi come l’esempio concreto di una famiglia che vive nell’amore reciproco.
Alberto Fernandez ha scritto che «In una società così bisognosa di stimoli e di esempi per i lavoratori, il santo contadino ci viene proposto come modello del lavoro che confida nella provvidenza di Dio Padre”.

Punti di riferimento del Cammino di San Isidro

Il percorso del giubileo è un modo per conoscere meglio San Isidro visitando i luoghi in cui visse, insieme alla moglie Santa María de la Cabeza e al figlio Illán, e riflettendo sugli aspetti significativi. È anche l’occasione per ottenere la grazia del Giubileo.

Durante l’Anno Santo, l’arcidiocesi di Madrid ospiterà numerose celebrazioni religiose e culturali. Coloro che vengono a visitare la tomba del Santo, nella Real Collegiata di San Isidro, potranno ottenere l’indulgenza plenaria, cioè la remissione davanti a Dio della pena temporale per l’espiazione dei peccati.

Per ottenerla, come disposto dall’arcidiocesi di Madrid attraverso vari mezzi di comunicazione, i visitatori dovranno avere la giusta disposizione interiore, recitare il Credo, pregare secondo le intenzioni del Papa, ricevere il sacramento della Penitenza (circa 15-20 giorni prima o 15-20 giorni dopo), e la comunione in una celebrazione Eucaristica prossima alla data della visita.

Il percorso giubilare di San Isidro si compone di sei tappe: 1) Cappella della Natività; 2) parrocchia di San Andrés, dove San Isidro fu battezzato e visse la sua fede; 3) Museo di San Isidro, che fu a suo tempo la casa di Iván de Vargas, per il quale lavorò il santo; 4) Collegiata di San Isidro, che divenne la cattedrale provvisoria quando fu creata la diocesi di Madrid-Alcalá nel 1885, categoria che poi perse nel 1992 quando fu consacrata la cattedrale dell’Almudena; 5) Eremo di San Isidro, situato nella Pradera; e 6) Eremo di Santa María la Antigua, dove la tradizione colloca due dei miracoli attribuiti a San Isidro.

Le beatificazioni sono esempio di sinodalità

“La santità nella vita della Chiesa è palpabile nei sentimenti del popolo fedele di Dio. Scrive Alberto Fernández: «I processi di beatificazione e canonizzazione sono forse uno degli eventi ecclesiali in cui entra maggiormente in gioco il ‘sensus fidelium’, la sinodalità di cui tanto si parla oggi, poiché in essi la Chiesa ascolta la voce del popolo fedele che, mosso  spontaneamente ed interiormente dallo Spirito, chiede il solenne riconoscimento di ciò che i fedeli già sanno con certezza: che questa persona  ha vissuto ed è morta da santo, compiendo la volontà di Dio, e che può essere ritenuta un modello e un intercessore davanti al Padre».

Il delegato episcopale di Madrid aggiunge che nel caso di sant’Isidro, già un solo secolo dopo la sua morte, «il codice di Juan Deácono raccoglieva tutta questa fama di santità del santo contadino madrileno, il suo abbandono alla volontà di Dio, il suo amore per i poveri e i bisognosi, la sua preghiera fiduciosa, la sua opera vissuta sotto lo sguardo provvidente del Padre”.

Così «ciò che i cristiani di Madrid si trasmettevano fu messo per iscritto in questo codice, e secoli dopo, come abbiamo detto, il 12 marzo 1622, fu solennemente riconosciuto dal magistero pontificio. Il suo culto si diffuse rapidamente in tutta la Chiesa, e non è raro trovare cappelle ed eremi in angoli e paesi del mondo dedicati a questo santo, nominato patrono dei contadini spagnoli anche da Papa Giovanni XXIII nel 1960”.

“San Isidro non era un superuomo”

A Madrid è custodita e venerata la reliquia del sacro corpo incorrotto di sant’Isidro Labrador, che si conserva ininterrottamente dalla sua morte e che, al di là dei miracoli di cui è stato protagonista, è un ulteriore esempio della devozione che il popolo di Madrid, con in testa i reali e le autorità, ha reso omaggio a questo grande santo”, dice Alberto Fernández.

Monsignor Juan Antonio Martínez Camino, vescovo ausiliare di Madrid proprio alla cerimonia di chiusura di un convegno organizzato dalla Fondazione Culturale Ángel Herrera Oria in occasione del quarto centenario delle canonizzazioni del 12 marzo 1622, ha affermato che «se non conosciamo i santi non possiamo conoscere il volto di Dio”.

In una lettera che potete consultare qui l’arcivescovo di Madrid, cardinale Carlos Osoro, ha scritto: “In questo nostro patrono possiamo vedere chiaramente ciò che a volte non vediamo. Crediamo in molte occasioni che i santi siano superuomini, che siano nati perfetti. Ma guardiamoli nella loro verità: sono uomini come noi. L’unica differenza è che hanno saputo accogliere l’amore di Dio e hanno dedicato la loro vita a donare quell’amore agli altri”. 

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